Alla (vana) ricerca di un'altra sinistra che sappia governare

(...) Se la sinistra italiana è così, Genova e la Liguria in generale, spesso, sono così. Però esponenzialmente. Con qualche eccezione, talmente rara da poter essere citata per esteso: penso, ad esempio, alla giunta di Santa Margherita Ligure, a un sindaco come Roberto De Marchi, che ha una storia di sinistra, ma che ha saputo fare una politica per la città, più che per destra o sinistra. Poi, certo, amici e lettori come Marco Delpino o Gianni Costa, non sono d'accordo con questa visione e criticano la giunta, legittimamente. Ma credo che, soprattutto nelle piccole realtà, sia giusto giudicare sui fatti e non sui colori politici. E De Marchi, dal ricordo delle foibe alla lotta al degrado urbano, ha fatto una buona politica. Buona, appunto, prima che di destra o di sinistra. Aiutato in questo da un esponente come l'assessore al Bilancio Giovanni Raggi, tesoriere regionale del Pd, ma soprattutto nostro caro amico e collaboratore e uomo ragionevole e riformista. Del partito del buonsenso. Di sinistra (moderatissima) forse, della sinistra no di certo.
Tutto questo, invece, non accade a Genova. E la puntata odierna del viaggio è proprio il racconto della differenza fra la sinistra dei fatti di un esponente Pd come Vincenzo De Luca e la sinistra delle chiacchiere di Marco Doria e dei suoi. Il sindaco di Genova, ad esempio, non ama la Gronda, non muove una foglia e sembra quasi una specie di monaco tibetano imperturbabile nei confronti di qualsiasi cosa profumi di costruzione di futuro. Lo stadio alla Foce? Vedremo. La Gronda? Preferisco di no. Il Terzo Valico? Ne parleremo. Altre opere? Serve la partecipazione popolare e un percorso condiviso e partecipato.
Il sindaco di Salerno, invece, nonostante sia eletto dallo stesso schieramento di centrosinistra, ha scelto addirittura di diventare viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti ed è il motore per rilanciare la città con tante grandi opere: la metropolitana, l'aeroporto rilanciato, la stazione marittima, le case attorno al porticciolo, la cittadella sportiva.
Insomma: da un lato, c'è l'immobilismo e il passato, la decrescita. Dall'altro, c'è la ricerca spasmodica di un futuro e di una crescita. Il primo sindaco, Doria, è un indipendente di sinistra, vicino a Sel, che governa con l'aiuto indispensabile del Pd. Il secondo sindaco, De Luca, è un uomo del Pd, votatissimo con percentuali bulgare (qualcosa di comunista gli sarà pure rimasto...), amatissimo dai suoi concittadini e che ha fatto la campagna elettorale puntando sul suo nome e sulla sua faccia, non sui simboli di partito.
Dove porti la prima ricetta, quella di Doria, ma prima ancora che di Doria, dei genovesi e della sinistra genovese, è chiarissimo: basta dare un'occhiata alle nostre strade, alla nostra città, al nostro centro storico e al nostro decoro urbano, se così lo si vuole chiamare.
Dove porta la seconda ricetta, quella di De Luca e della sinistra riformista, del fare anzichè del bloccare, della critica dura ai grillismi quando ancora la nostra sinistra vezzeggiava in ogni modo i Cinque Stelle, l'ho visto camminando per Salerno. E ve lo racconto: partendo da un merito che non è di De Luca, ma del presidente della Provincia, che è di centrodestra: Antonio Iannone. Ed è succeduto a un altro presidente di centrodestra, l'attuale deputato di Fratelli d'Italia Edmondo Cirielli. Ecco, passando davanti alla sede dell'amministrazione provinciale, la prima cosa che si vede è il grande drappo che chiede la liberazione dei marò prigionieri in India. Qualcosa che, a Genova, sarebbe vista come una bestemmia.
Ma, qui, per l'appunto, è la differenza fra destra e sinistra. Invece, la differenza fra sinistra (massimalista e parolaia) e sinistra (concreta e riformista) è lo spendido lavoro di De Luca: un centro storico, non grande e bello come il nostro, ma che sembra più grande e più bello perchè completamente riqualificato - grazie anche ai lavori post-terremoto, ci mancherebbe - con le strade pulite e nemmeno un mozzicone di sigaretta in giro, non un extracomunitario molesto, non un punkabbestia con i cani, non gente sdraiata per strada.
E poi, i negozi che trattano i turisti come una risorsa e non come un soggetto da spennare. La movida come segno di un economia che funziona e non come sballo. Gli spazi pubblici, a partire dalle scuole di epoca umbertina, bellissimi da vedere. I salernitani che, anzichè riempirti la testa di lamentele, ti coccolano come un bene straordinario.
Mica finita: perchè, a mio parere, la differenza reale la fanno le telecamere piazzate ovunque e non vandalizzate. L'impressione è un po' quella di essere in mezzo al grande fratello, ma devo dire che funzionano davvero. Perchè questa videosorveglianza severissima e incombente è probabilmente il segreto della mancanza di tutto ciò che somiglia a degrado urbano e microcriminalità.
E questo si vede anche nei negozi: bar di tendenza, griffe, design, ovunque. Da noi aprono cineserie, agenzie di scommesse, sigarette elettroniche e massaggi vari e soprattutto eventuali. Soprattutto, ribadisco, quello che lascia a bocca aperta dalla bellezza è il centro storico. Che, come ci ha scritto nelle scorse settimane un grande genovese, uno di quelli che fa grande la città ogni giorno come Pietro Romanengo, può essere davvero il volano di rilancio per la città. Purchè lo si voglia.
A Salerno, l'hanno voluto. Ma a Salerno c'è De Luca, a Genova c'è Doria.
(2-continua)