«La violenza da stadio? Frutto del clima d’odio che si respira in città»

Caro Lussana, scusi il ritardo, ma dopo gli ultimi episodi di «esuberanze» tra tifoserie... Tempo fa Lei si meravigliava e condannava le violenze avvenute al Ferraris. Era nella logica delle cose.
In una città dove non passa giorno senza voci anti «presidi», una città dove complici politici e sindacati si permette impunemente di bloccare le ferrovie, di rendere inagibile l’aeroporto e le autostrade, dove i cosiddetti sacerdoti di strada supportati dal loro vescovo, anziché unire nella fratellanza della fede, dividono i fedeli, una città dove si gambizza, dovremmo sorprenderci alla violenza di un gruppo di anarcoidi.
Caro Lussana, dove è andata a finire la Genova dei Cambiaso, del Cardinal Siri, dei Costa, degli Scerni, degli Agrifoglio, dei Maragliano, della Cassa Marittima Tirrena, ma soprattutto dove è andato a finire l’equilibrio decisionale, la solerzia, la voglia di fare e di produrre uniti e non divisi dei Genovesi?
Mala tempora!