Una genovese lotta per salvare gli orsi cinesi

Migliaia di animali vengono torturati per tutta la vita. «Una inutile barbarie che il mondo non conosce ma che può essere fermata»

C’è la Cina delle Olimpiadi e dei viaggi istituzionali del presidente della Regione Burlando. La stessa Cina delle esecuzioni capitali, delle repressioni sanguinose e delle «Fattorie della bile». L’ha scoperta per caso una signora genovese, Carmen Aiello, che dopo aver fatto per tanti anni l’architetto di livello internazionale, da Genova, a Milano, al Sudamerica, si è imbattuta un giorno in un Tg2 che mandava in onda un servizio sugli orsi della luna. «Non ho più dormito per due mesi», dice. Oggi Carmen Aiello è diventata la paladina italiana nella crociata per la difesa di questi orsi e la sua battaglia partita da Genova sta infiammando l’Italia. I moon bears vengono così chiamati perché hanno sul petto, in mezzo al pelo scuro una mezzaluna dorata. E i cinesi li catturano da cuccioli per chiuderli in gabbie minuscole che hanno le dimensioni del loro corpo, e li lasciano lì per tutta la vita, quindici o vent’anni. Nel frattempo questi orsi crescono fino a scoppiare dentro le gabbie, condannati all’immobilità, mentre le loro ossa si deformano nella crescita (proprio come i cinesi facevano per tenere piccoli i piedi alle donne). E per tutta la vita gli si tiene conficcato dentro la cistifellea un catetere di ferro per «mungere» la loro bile che, attraverso ferite aperte e infette, gocciola per tutto il giorno dentro contenitori per la raccolta. Da tremila anni a questa parte l’orso della luna è stato cacciato e ucciso dai cinesi per prendergli la bile che veniva considerata un antianfiammatorio. «Ma negli anni Settanta per difenderli dall’estinzione il governo ha vietato la caccia degli orsi - spiega l’architetto Aiello -, aprendo però le porte a una barbarie inaudita, quella delle fattorie della bile con gli orsi tenuti vivi».
Carmen Aiello lavora in stretto contatto con Jill Robinson, l’inglese fondatrice di Animal Asia Association, la donna che nel 1993 scoprì l’atrocità che veniva praticata da 208 «fattorie della bile» in Cina. «Da quel momento Jill ha organizzato un movimento di opinione che è riuscito ad arrivare fino al governo cinese, che si è impegnato a non rilasciare più autorizzazioni per l’apertura di queste fattorie - spiega ancora la Aiello -. Ma ci sono 7mila orsi che stanno in condizioni aberranti, con le zampe mozzate per eliminare gli artigli, perché a volte sconvolti dalla pazzia per anni di torture a cui sono sottoposti questi animali si strappano le budella se riescono ad arrivarci».
Il gruppo guidato da Jill Robinson è riuscito a riscattare a suon di dollari circa 360 orsi dei 7mila imprigionati e almeno 260 sono sopravissuti e adesso vivono liberi in un’oasi in Cina creata dai volontari. «Il governo cinese ha dato loro la possibilità di acquistare dai contadini le concessioni, in modo che non si possano aprire nuove fattorie - spiega Carmen Aiello - intanto cercano di far conoscere anche in Cina queste atrocità in modo da educare i giovani al rispetto della natura e degli animali». La strada per far conoscere al mondo quanto avviene in Cina è lunga, e l’apertura del governo cinese verso l’associazione animalista deve essere supportata dall’opinione pubblica mondiale. In Germania e in Gran Bretagna la popolazione è da alcuni anni sensibile al fenomeno, ma l’Italia è ancora indietro. «Soltanto perché gli italiani non conoscono il problema - spiega Carmen Aiello -, e le torture fatte a questi animali sono tanto terribili che è persino difficile parlarne». Ma anche chi non vuole interessarsi al problema potrebbe esserne suo malgrado interessato. Anche perché negli ultimi tempi, visto che nella stessa Cina la bile di orso viene sostituita da prodotti di sintesi o di erboristeria che costano meno e sono antinfiammatori più efficaci, i contadini delle fattorie della bile la vendono per essere inserita in shampoo, caffé, liquori che vengono commercializzati anche all’estero e che potrebbero dunque essere arrivati anche in Italia.
Per saperne di più Carmen Aiello risponde al numero 010-2541998. Il sito è www.animalsasia.it.