Un genovese per «rivoltare» la Bpi

Si divide abitualmente fra i tre vertici del «triangolo» Genova-Milano-Lodi dove ha impiantato altrettanti studi professionali. Ma la chiamata a far parte, con il professor Matteo Rescigno, del collegio di difesa della Banca popolare italiana da parte dei nuovi amministratori del dopo-Fiorani - è notizia di ieri - gli è arrivata per ragioni che vanno al di là della logistica: l’avvocato Luca Lanzalone, 36 anni, genovese, ha conquistato da tempo i galloni sul campo anche per via di quella fama non usurpata di competenza unita alla discrezione che lo distingue dai tanti «avvocati d’assalto» dell’ultima generazione. Proprio quelle caratteristiche, insomma, competenza e discrezione, che i vertici dell’istituto di credito lodigiano ritengono indispensabili per la ripresa «dopo la caduta».
In questo ambito, Lanzalone si occuperà, per incarico del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale, di tutelare gli interessi della Bpi nel suo complesso, per quanto riguarda i rapporti con la Banca d’Italia e la Consob, la Commissione per le società e la Borsa, oltre che per quanto riguarda i rapporti societari interni all’istituto. Un compito particolarmente impegnativo e delicato, che non potrà comunque interferire in nessun modo con le altre cause trattate dallo Studio legale Lanzalone & Partners, né - lo fa capire lo stesso titolare, pure tradizionalmente abbottonatissimo se si tratta di parlare di sé - con l’attività della «base» L&P di Miami, Florida, dove esiste il punto di riferimento professionale americano del giovane avvocato.
Il riferimento oltreoceano si rifà alla pratica svolta, a suo tempo, da Lanzalone negli Stati Uniti, in particolare a New York, prima di rientrare in Italia e radicarsi ancora di più a Genova e alla genovesità. Tanto che Lanzalone ha stabilito di abitare e mantenere l’ufficio in pieno centro storico, in piazza Giustiniani, nell’antico Palazzo Saluzzo.
Un sacrificio, comunque, per via dei nuovi incarichi (e relativi «carichi») professionali, l’avvocato dovrà pur farlo. E sarà per ridimensionare - ma, c’è da giurarci, solo per un certo tempo - le sue passioni per l’arte, l’opera lirica e i motori, che finora hanno convissuto quasi in par condicio col lavoro. Nel futuro, poi, si presumono qualche soggiorno in meno a Miami e qualcuno in più a Lodi. Senza tradire Genova, nonostante tutto.