Un genovese schietto al vertice dei banchieri

(...) comunque, anche la Carige, cresciuta sotto la sua guida da banca locale a istituto di credito quotato in Borsa e fra i più importanti e meglio dimensionati a livello nazionale, con una rete di un migliaio di punti vendita tra sportelli bancari e agenzie assicurative.
Berneschi, genovese, 71 anni, è entrato all’allora Cassa di risparmio di Genova e Imperia nel 1957 come impiegato amministrativo. Nel 1968 viene inquadrato nel personale direttivo, nel 1975 è promosso dirigente, nel 1979 condirettore generale e successivamente direttore generale, dopo un testa a testa con l’altro vicepresidente Giuseppe Mongiardino. Nel dicembre del 1999 il neo-vicepresidente dei banchieri italiani entra nel Consiglio di amministrazione dell’istituto di credito, nel 2000 viene nominato amministratore delegato e nel 2003 presidente.
In riconoscimento di questa sua significativa attività, nel 2001, Berneschi ha ricevuto la laurea «ad honorem» in Economia bancaria dall’Università degli Studi di Genova. Numerose, nel frattempo, le cariche ricoperte in organismi bancari e in istituzioni economiche locali. Ovunque spicca in maniera caratteristica, anche nelle occasioni cosiddette ufficiali, la sua immagine di genovese schietto, essenziale, che ricorre anche alle espressioni in dialetto per sintetizzare al meglio il suo pensiero. Una dote che, al di là dell’ambito creditizio, gli ha guadagnato ampi consensi nel mondo dell’economia e della finanza, e che lo rende assoluto protagonista, in particolare, nel corso dell’assemblea degli azionisti Carige, a colpi di botta e risposta sagaci con i (pochi) critici delle strategie dell’istituto.