Il genovese «sequestrato» prenota l’aereo

Lo dice sottovoce. Quasi teme di portarsi iella da solo. Ma Alessandro Bini, l’imprenditore genovese «sequestrato» dalla Cina che da oltre tre mesi non lo fa più ripartire per l’Italia, spera di essere arrivato agli sgoccioli del suo soggiorno forzato. La denuncia fatta dal Giornale ha dato la svolta: del caso, subito dopo, si sono occupate altre testate nazionali (a Genova invece il silenzio è stato assordante), una sua intervista a Radio24 ha avuto un’altra eco molto forte. In Italia, ma anche in Cina, al consolato.
E adesso Bini spera di salire, domani o al più tardi martedì, su un aereo per Genova. Oggi alcuni esponenti del consolato lo accompagneranno alla polizia di Ningbo, i cui agenti erano stati tra gli artefici dei «contrattempi» che impedivano all’imprenditore di rimpatriare. La speranza è quella di avere, come già avvenuto nei giorni scorsi a Shangai, il riconoscimento del nulla osta a mettersi in viaggio per tornare in Italia. Un via libera atteso quanto dovuto, visto che contro Alessandro Bini non c’è mai stato nulla. Non un fermo, tantomeno un arresto, neppure un’accusa o il sequestro del passaporto. Semplicemente l’imprenditore genovese veniva respinto alla frontiera aeroportuale ogni volta che provava a imbarcarsi sull’aereo che aveva prenotato. Sempre con una scusa diversa, gli veniva impedito di salire a bordo. Un arbitrio che veniva più o meno velatamente collegato a una causa di lavoro che l’imprenditore aveva in corso da tempo con due società cinesi, le quali si erano mosse in patria per rispondere alla controversia pendente presso un tribunale genovese.
Dal 9 febbraio Alessandro Bini non riesce più a rientrare, e ora rischia di perdere importanti affari. A Genova è l’unico ad avere il diritto di firma per concludere contratti e soprattutto deve onorare alcune importanti consegne nei prossimi giorni. E dalla Cina non può fare molto. Durante la sua permanenza obbligata a Shangai è stato anche colpito da una crisi di ipertensione e curato in ospedale.
Il suo caso è poi arrivato in Regione, con un’interpellanza del capogruppo di An, Gianni Plinio, che ha invitato il presidente Claudio Burlando a mettere in campo tutti i suoi vantati buoni uffici con le autorità cinesi per riportare a casa l’imprenditore. Che da Shangai ha iniziato, questa volta con maggiori speranza, il suo ennesimo conto alla rovescia, convinto che grazie all’esposizione mediatica ottenuta dal suo caso domani possa davvero salire sul volo che ha nuovamente prenotato.