Genovesi e liguri, popolo di eroi e di navigatori

(...) Credo dovrebbe essere un concetto elementare. E, invece, evidentemente, a Genova non lo è. Perchè, altrettanto evidentemente, ci sono «lavoratori» da preservare, e ci sono altri lavoratori che hanno meno diritti, indegni persino di un comunicato stampa. Di quelli che i nostri governanti non negano a nessuno, nemmeno a vecchi partigiani di altre regioni d’Italia.
E così nei giorni scorsi avevamo notato come solo il presidente della Provincia Alessandro Repetto avesse avuto la sensibilità di mettere nero su bianco l’importanza e la solidarietà con la compagnia. Mentre tantissimi altri tacevano, a partire dai presidenti delle Autorità Portuali di Savona e La Spezia Rino Canavese e Lorenzo Forcieri, che pure lavorano bene, e di Genova Luigi Merlo, che è anche un caro amico personale. Ma si è distinto come gli altri per il silenzio. E in tutti e tre i casi, certamente, non è colpa delle portavoci, Marina Monti, Roberta Fiorini e Silvia Martini, che sono bravissime.
Tanto per dire, contemporaneamente, il presidente dell’Autorità Portuale di Civitavecchia Pasqualino Monti ci teneva a dire pubblicamente: «Sono convinto la crociera sia e rimanga una forma di vacanza sicura». E aveva il coraggio di mettere per iscritto, forte e chiaro, su un comunicato ufficiale della sua struttura: «La tragedia del Giglio è un fatto isolato, dipeso, secondo quanto sta emergendo, da singole decisioni e comportamenti al di fuori di ogni logica e procedura che nulla hanno a che vedere con la crociera in quanto tale o con la sicurezza della nave. Per questo ci auguriamo che sia limitato l’impatto negativo su un settore così importante per l’Italia, in cui il Paese fa registrare punte di eccellenza lungo tutta la filiera». Parole che ci sarebbe piacere sentire a Genova. Ma che, purtroppo, troppo spesso non abbiamo sentito.
Certo, ci sono anche le eccezioni positive. Di Repetto abbiamo detto. Sono onorato (con la minuscola, non è un gioco di parole, non sarebbe il caso) di aver pubblicato ieri la bella e accorata lettera di Luciano Ardoino, il più caldo e sincero difensore del turismo a Genova. Il capogruppo del Pdl in Regione Matteo Rosso, uno che quando conta c’è sempre, ha messo nero su bianco la sua partecipazione alla nostra battaglia e mi fa enormemente piacere che sia schierato con lui anche un altro consigliere regionale pidiellino ottimo e abbondante, come Roberto Bagnasco. E, finalmente, dopo il nostro richiamo, si sono svegliati anche il sindaco Marta Vincenzi e un gentiluomo come il presidente del consiglio comunale Giorgio Guerello. Ma, soprattutto, la battaglia per tenere alta la marineria a Genova e in Liguria è portata avanti da decine e decine di comandanti e lettori che ci hanno contattato: di alcuni leggete lettere in queste pagine, altri come Emilio Corio ci hanno fatto bellissime telefonate.
A tutti, mi pare giusto dedicare l’autoritratto di un marinaio-eroe come Roberto Bosio di Ventimiglia, colui che - con ogni probabilità - ha evitato che la tragedia dell’isola del Giglio diventasse ancor più drammatica in termini di vite umane: «Sono della generazione per favore, buongiorno e buonasera. Sono della generazione dell’arrivederci e grazie, del rispetto degli anziani, del chiedere permesso; di salutare con un sorriso, di amare le persone per quello che sono e non per quello che hanno o mi danno».
Ecco, quelle poche parole sull’home page personale di Bosio, sono quelle che fanno la differenza. Quelle in cui mi identifico io, ma - ne sono certo - si identificano anche tutti gli appartenenti alla famiglia e al popolo del Giornale.
Quelle parole sono il credo di chi ha il mare nel cuore, come la stragrande maggioranza dei navigatori liguri. Eroi sì, ma della quotidianità.