La «gente civile» senza senso civico

Se i bravi volontari che domenica scorsa hanno partecipato alla prima giornata ecologica dei Navigli sono stati quasi 2000, quanti sono i maleducati sporcaccioni incivili che hanno gettato qualsiasi cosa nei leonardeschi canali milanesi, riducendoli nello stato abominevole in cui si trovavano prima dell'intervento riparatore? Purtroppo ne bastano pochi. Se ci mettono un impegno assiduo e continuo, infatti, ne bastano molto meno di quei 2000 volonterosi. Frigoriferi, motorini, tazze del cesso, reti dei letti, seggiole zoppe, biciclette senza una ruota, scarpe vecchie e un'infinità di piccoli oggetti: questo un sommario repertorio delle schifezze trovate nel Naviglio Grande, nel Pavese e nella Martesana.
Disponendone, dunque, anche solo poche decine di cittadini avrebbero potuto compiere il capolavoro horror venuto alla luce. Forse sono alcuni abitanti del pittoresco quartiere, che dai balconi affacciati su ripe e alzaie hanno potuto direttamente lanciare il superfluo nel canale sottostante. Oppure giovani nottambuli frequentatori dei tanti pub e pizzerie disseminati lungo i canali. Fatto sta che, molti o pochi che siano, questi «signori» rappresentano la «gente», la mitica «società civile» tanto quanto i benemeriti che armati di ramazza e rastrello hanno ripulito i nostri amati (ma ne siamo sicuri?) Navigli. Si tratta, in realtà, di quella stessa «società civile» alla quale tanto spesso ci si rivolge perché mondi Milano da ogni peccato. Della quale, però, sembra che solo una parte sia dedita a mondare, mentre un'altra parte si impegni nello sporcare. Insomma, di fronte a spettacoli come quelli offerti domenica scorsa dai letti dei Navigli, forse è il momento di liberarsi di certi luoghi comuni (di estrazione prevalentemente giornalistica) che vedono il bene e la purezza nel popolo e nella gente, il male e il peccato nella politica e negli amministratori della cosa pubblica.
Forse dobbiamo rassegnarci alla constatazione che il senso civico, per definizione primo titolo di merito della «società civile», è da tempo in forte ribasso. Alda Merini, la grande poetessa milanese innamorata dei Navigli, spesso si scaglia contro lo snaturamento e la perdita di identità del suo quartiere, dove vive da sempre. Troppi locali, troppi negozi di jeans e maglioni, troppa rumorosa vita notturna. È una battaglia nobilissima e condivisibile, che però l'artista dovrebbe indirizzare anche contro quanti, tra i suoi vicini, al quartiere mancano di rispetto parcheggiando dove capita (e opponendosi alla costruzione di nuovi parcheggi), imbrattandone i muri o, appunto, usando i canali come discariche subacquee. Ormai avremmo dovuto capire da tempo che la «società civile» non ha necessariamente le mani pulite.