Ma la gente si mobilita contro gli antagonisti

Crollato un prefabbricato alla Regione

Marcello Viaggio

Doveva passare all’Atac e diventare un maxideposito di tram. Ancora oggi sul sito dell’assessorato all’urbanistica del Comune si legge: «L’area risponde a tutti i requisiti tecnici per il parcheggio ed il transito di circa 50 tram». Il secondo della città, dopo quello di Porta Maggiore. L’ex Cinodromo di via della Vasca Navale, a Ponte Marconi, è invece diventato la sede di Acrobax, il più temuto e potente centro sociale antagonista di Roma. Il Laboratorio occupato del precariato metropolitano, il luogo dove si danno appuntamento i duri del movimento dei Disobbedienti. Da agosto il circolo Marconi di Alleanza Nazionale ha avviato una raccolta di firme per chiederne lo sgombero: «L’ex Cinodromo va riqualificato, deve svolgere un’autentica funzione sociale - dichiara Piergiorgio Benvenuti, capogruppo di An alla Provincia di Roma -. È grave che spazi enormi siano lasciati senza controllo e che nessuno conosca le reali attività che si svolgono dentro». La risposta? Scritte oltraggiose tracciate da ignoti sulle serrande del circolo. E minacce: «La prossima volta niente pennarelli, meglio il fuoco».
Ma «chi è» esattamente Acrobax? Il centro sociale nasce nel febbraio 2003, sulle ceneri dello storico impianto di corse di levrieri, chiuso nell’agosto 2002. L’okkupazione inizia all’insegna di uno slogan ben preciso: «Reclam the money». Mille euro al mese, come «reddito di cittadinanza». Il consigliere di An dell’XI Municipio, Pezzotti, ricorda: «I soldi li volevano dal Comune in cambio del diritto di sfruttamento della loro immagine e per avere fatto la fila inutilmente di fronte all’ufficio di collocamento».
Il Cinodromo era entrato in declino per la vicinanza del campo nomadi di via Savini, uno dei più turbolenti della capitale. Ma oggi perfino i rom si lamentano del degrado del quartiere: «Con la confusione ed il chiasso che sale da Acrobax, la notte non si chiude occhio» protestano. I concerti, «contro la repressione», iniziano a volte alle 2 di notte... Sul sito Indymedia si apprende qualcosa dell’ideologia di Acrobax: «Siamo contro il lavoro (...). La ricchezza la produciamo tutti i giorni con la nostra creatività, i nostri linguaggi. Chi vuole contribuire al progetto, può venire quando vuole ad argomentare, magari anche a dare una spazzata per terra (...)». Difficile dire se spazzare sia lavoro o no, nel dubbio è meglio lo facciano gli altri. Una ideologia semplice, lineare. Peccato che ogni tanto si verifichino degli scivoloni. Il 28 luglio su Indymedia qualcuno degli okkupanti annuncia «una corsa di conigli» al primo anello del cinodromo. Il giorno prima addirittura è propagandata una corsa di cani. Sul sito reazione unanime: «Schiavisti, sfruttatori». Protesta il fronte animalista.
Gli Acrobati della Vasca Navale, però, conoscono bene i corridoi del Campidoglio. E le debolezze politiche della maggioranza. È del 20 luglio 2004 l’okkupazione dell’assessorato al patrimonio di Minelli da parte di 300 attivisti del Coordinamento cittadino, soprattutto di Acrobax. A febbraio 2005 nuova okkupazione, questa volta dell’ufficio del delegato del sindaco all’emergenza abitativa, Galloro, al grido di «lotta dura, casa sicura». Risultato? La delibera sull’emergenza casa, votata il 23 maggio 2005 dal consiglio comunale, accoglie tutte le richieste di Acrobax. È praticamente scritta sotto dettatura. Dubbi? Basta leggere il testo a pag 12: «Si dichiara Roma comune libero dagli sfratti». Esattamente il cavallo di battaglia del precariato metropolitano di Acrobax. E a pag 13: «Il Comune, per garantire coloro che vivono in stato di disagio sociale in appartamenti o luoghi occupati senza titolo, deve erogare fondi per regolarizzare in via temporanea le utenze elettriche, in particolare garantendo gli allacci». Quali? A Roma esattamente 26 okkupazioni, si legge su Indymedia. La bolletta dell’Acea è diventata per la sinistra antagonista un fatto ideologico. Parte di quell’indennizzo da reddito mancato, che da sempre i no global rivendicano dalla società lavoratrice. Salvo poi teorizzare la società del non lavoro, come fa Acrobax.