La gente è stufa dell'odio: a picco Di Pietro

Bersani e D’Alema sembrano animati da buona volontà, speriamo bene...
Ma intanto la stampa anti Cav continua a trattare gli italiani da
deficienti

Sandro Castagna

Roma - Che potesse salire la fiducia degli italiani in Silvio Berlusconi, soprattutto dopo l’attentato da lui subito domenica 13, era probabilmente da mettere in conto. Ma che al contempo si ottenesse anche un robusto maggior gradimento per il Pdl e un crollo per Antonio Di Pietro e i suoi compagni di cordata era meno scontato.
Tanto che a Repubblica - da cui mensilmente si commissiona un sondaggio all’istituto demoscopico Ipr Marketing - hanno deciso ieri di nascondere un tantinello quei risultati che davano il premier in forte ascesa quando solitamente il quotidiano di largo Fochetti è uso dipingerlo in una ridotta alpina accompagnato solo da qualche velina e un paio di mafiosi. Sia come sia, trovato finalmente col lanternino il risultato del sondaggio, si scopre che Berlusconi sale nell’ultimo mese di 3 punti percentuali (dal 45 al 48%) ed è ormai ad un passo dal pareggio con chi lo valuta in modo negativo (49%).

E se il governo resta stabile al 40%, è nella speciale classifica sul gradimento dei partiti che si notano forti scosse. Il Popolo della libertà recupera 4 punti percentuali rispetto a 30 giorni or sono, passando dal 44 al 48%. Del tutto inverso il percorso dell’Italia dei valori di Tonino Di Pietro. Che per la prima volta da un anno a questa parte si vede scavalcata non tanto e non solo dal Pd, ma persino dall’Udc di Pier Ferdinando Casini. Il crollo è molto vistoso: dal 41% dello scorso novembre al 35% di oggi: 6 punti secchi in meno in una classifica che solitamente è mossa poco o nulla. Tant’è che il Pd resta sul 41%, mentre l’Udc sale, ma di soli due punti percentuali, dal 38 al 40%.

Precipita nel gradimento il movimento dipietrista, ma non si tratta di un momento contingente: nel corso degli ultimi 12 mesi, l’Italia dei valori è passata dal 46% al 35%: 11 punti su cui è calata progressivamente la ghigliottina del campione di 1.000 italiani chiamati a dir la loro dall’Ipr Marketing. Una tendenza chiara, un declino progressivo senza neanche un sussulto nonostante le comparsate a getto continuo del leader del movimento tanto ad Annozero che a Ballarò, dove lo accolgono invariabilmente applausi a scena aperta.
A chiudere il capitolo della fiducia sulle forze politiche, la sostanziale stabilità della Lega che, col suo 31%, resta su un consenso praticamente invariato dal 2008 a oggi.

Passando invece al capitolo della fiducia nei singoli membri dell’esecutivo, la novità è costituita dal primo posto conquistato da Maurizio Sacconi (Welfare) con il 62% del consenso. Dietro di lui, a una spanna, un terzetto composto da Tremonti, Brunetta e Maroni che tocca quota 60%. Subito dopo il Guardasigilli Angelino Alfano che sale al 58% nonostante la Giustizia sia tema caldissimo nelle polemiche politiche di questi giorni. Dietro di loro figurano Scajola (Attività produttive) e Mara Carfagna (Pari opportunità) che ottengono entrambi un buon 56% di fiducia e che - nel corso degli ultimi 12 mesi - sono i due ministri che hanno accresciuto in maggior misura il loro consenso: il primo con un più 8%, la seconda con un più 12%. Alle loro spalle, La Russa, Frattini, Zaia e gli altri.
Note dolenti, infine, sempre stando ai risultati del sondaggio commissionato da Repubblica, solo per Stefania Prestigiacomo, Sandro Bondi e Giorgia Meloni che perdono parecchio dell’appeal loro riservato nel 2008 e figurano in fondo alla classifica.