Gente vera, che sputa fuoco e non recita mai

U na zia scorbutica telefona illuminata dalla luna delle fragole in Australia. Vuole sapere se basta l’aglio rosso di Sulmona per spiegare cosa succede nello sport italiano che in attesa del suo rito pagano più seguito propone gente tosta davvero. Nuotatori splendidi, Baldini e Howe nel vuoto atletico, una staffetta che sembra esaurirsi fino alla domenica seguente. Eravamo convinti di avere la cirrosi da doping, dopo il Tour, il caso Jones, ed ecco venir fuori gente speciale dal cilindro di una moto: vedere Loris Capirossi e Valentino Rossi danzare su quella lama di pista è stato entusiasmante, ma più bello ancora vederli giocare dopo, quegli abbracci, quelle smorfie, quel modo fantastico di cercare qualcosa che possa andare oltre le possibilità della logica. A Rossi dici che il suo titolo mondiale non è più difendibile e lui va sul trapezio, vola. A Capirossi dici che con quelle gomme, forse, farà troppa fatica. Lui ti risponde come il padre di Titta in Amarcord: Ostciadlamadona io ci provo lo stesso, la gioia è sfidare qualsiasi toro, se le gomme non vanno, gli correrò dietro a piedi.
Che gente sposa certa gente, che uomini fanno delirare altri esseri umani. Lottano, recitano il meno possibile, respirano petrolio, sputano fuoco. Cara zia e la tua luna, non riusciamo ad annoiarci aspettando di sapere se il campionato di calcio comincerà davvero a settembre. Ogni giorno viene fuori qualcosa di nuovo, speciale, meglio non aspettarsi niente e poi quelli ti arrivano in casa e allora balli con loro. Avrai letto di Josefa Idem, signora della canoa che a quasi 42 anni pagaia ancora come una forsennata per vincersi medaglie mondial, un tipo di lottatrice che fai fatica a non amare e se le domandi perché non ha paura di farsi accompagnare alla porta, di farsi dire, ehi sei un po’ vecchia, lei ti risponde che è in gara che si esalta, sentendo l’elettricità della competizione perché non può farne a meno. Madre, assessore, donna di combattimento, quando è nella sua canoa dimentica tutto, ma non la fame per le sfide.
Stiamo bene anche senza dover discutere sulle prime battaglie ultras, esemplare quella di Taranto, per chi giura che qualcosa è cambiato o cambierà, stiamo bene genuflessi davanti a Carlo Recalcati che ai mondiali giapponesi di pallacanestro ha portato quasi tutta gente affamata, magari non proprio talenti, ma tipi in gamba, un gruppo, una squadra. Sembra troppo presto per celebrare, i prossimi giorni, soprattutto quando troveremo gli Stati Uniti, potrebbero diventare inferno, anche perché il 26 agosto cominceranno le partite del fai o muori. Vincere o tornare a casa. Però restano queste due partite vinte all’esordio, sfide che sembravano le spire di un pitone pronto a soffocare qualsiasi progetto. Non c’è ancora un sol levante per il basket nazionale che vorrebbe emanciparsi davvero, ma c’è in giro gente capace di preparare un progetto e difenderlo fino in fondo, lasciando giù dal treno chi non ha più fame.