Gentilini senza freni insulta Galliani

da Padova

Aiuto, è rigore. E in tribuna scoppia il finimondo. Il prosindaco di Treviso Giancarlo Gentilini si alza in piedi, si volta verso Galliani e gli urla di tutto, applaudendo ironicamente. Galliani, impassibile, non fa una grinza, anzi sorride. Gentilini insiste e invoca lo spirito di Zamparini: gesto dell'ombrello, chiaro, limpido, cristallino, persino più evidente di quello del presidente del Palermo durante la pirotecnica vittoria sull'Inter. Apriti cielo. Nell'intervallo Gentilini incalza: «Quello non era rigore! Nel dubbio l'arbitro non dovrebbe mai darlo». Ma ce l'aveva con Galliani? «Io sono un tifoso, anzi un supertifoso. Quando hai il potere devi abituarti anche a subire gli insulti». Galliani si muove a fatica verso l'ascensore che porta agli spogliatoi. Sul volto ha stampato un sorriso che pare disegnato: «Gentilini? Non ho visto nulla». Il rigore c'è tutto, di fuorigioco nemmeno l'ombra. Come la mettiamo? «Il Milan ha meritato di vincere», dirà poi a fine partita Gentilini.
Carlo Ancelotti ha il volto provato. Mille fatiche, un Treviso troppo spavaldo nel primo tempo: «Abbiamo faticato all'inizio ma alla fine la vittoria è meritata. Il caldo ci ha condizionati e il gioco non è stato brillantissimo, ma quel che conta è che abbiamo fatto un piccolo passo avanti. Ci tuffiamo in Champions. Kakà? Benissimo, ma non dipendiamo troppo da lui, in fondo hanno segnato altri. La Juve? Se continua a vincere sempre non possiamo farci proprio nulla, altrimenti dobbiamo essere pronti a gettarci su di loro». Gilardino stanco ma felice: «Lavoro tantissimo, l'intesa con Sheva è a buon punto. Kakà è un fenomeno, rende tutto più semplice».
Il rammarico del Treviso è tutto nella voce di Ezio Rossi: «Meritavamo di più. Nel primo tempo abbiamo messo sotto il Milan e avremmo potuto segnare. Siamo sulla strada giusta». Ma la panchina scricchiola. Si parla di Papadopulo o Guidolin.