Genzano, ora il padre del piccolo Alessandro rischia l’iscrizione nel registro degli indagati

La polizia non considera chiuso il caso di Genzano. Proseguono a tutto campo le indagini per accertare cosa sia accaduto nella villetta di via Tiberio, dove venerdì un mastino napoletano ha ucciso il piccolo Alessandro Manzi.
Il pubblico ministero incaricato dell’indagine sta valutando in queste ore se iscrivere il padre del bambino di dieci mesi nel registro degli indagati per omicidio colposo. «Il pm vuole fare ulteriori accertamenti - spiegano gli inquirenti - e capire se il cane fosse maltrattato. Si tratta di un cosiddetto “atto dovuto”. Il mastino era comunque registrato alla Asl competente e aveva il microchip». L’animale adesso è rinchiuso nel canile in osservazione, è nervoso e ringhia sempre. Il veterinario si è riservato di fare ulteriori accertamenti e stabilire se l’animale abbia subito qualche tipo di violenza, perché la razza non è inserita nei registri nazionali e della Regione tra quelle pericolose.
E proprio su questa black list ieri è intervenuta la Lav (lega antivivisezione). «Come tutte le associazioni animaliste e veterinarie, ovvero quelle che quotidianamente sono a contatto con i cani - dichiara il presidente Gianluca Felicetti - chiediamo la cancellazione dell’inutile e dannosa lista nera nella prossima ordinanza del ministero della Salute in materia di prevenzione delle aggressioni». Approva invece il programma proposto dal sottosegretario Martini, che prevede l’educazione e la formazione dei proprietari, con la particolare attenzione alla prevenzione della maggior parte di casi, quelli che avvengono all’interno delle mura domestiche.
«È però urgente che il Governo vari subito il promesso disegno di legge sul tema - aggiunge Felicetti -. Solo così sarà possibile avere uno strumento duraturo nel tempo e sanzioni certe per i trasgressori.» La Lav esprime anche profondo cordoglio alla famiglia del bambino ucciso. L’Associazione, che da molti anni si occupa con successo del recupero comportamentale di cani «difficili», ovvero addestrati all’aggressività o maltrattati, chiede che il mastino napoletano non venga criminalizzato né tantomeno soppresso.
«Sarà necessario accertare come si sono svolti realmente i fatti - dichiara Ilaria Innocenti, della Lav -. Episodi come quello accaduto a Genzano non potrebbero comunque essere evitati con ordinanze che prevedano una black list».
Non è dello stesso avviso il deputato del Pd Enrico Farinone. «Presenterò al più presto un ddl per la messa al bando delle razze canine pericolose - ha annunciato -. Non condivido affatto la decisione di abolire la lista e di puntare sulla responsabilizzazione dei proprietari. Il fatto di Genzano ci dice che c’è un solo modo per affrontare questo problema: vietare il possesso di cani considerati pericolosi».