Il geologo «Terremoto amplificato dal tipo di terreno»

Errori di progettazione o esecuzione, utilizzo di materiali scadenti e cedimenti strutturali. Queste alcune delle cause che potrebbero spiegare il crollo del gran numero di edifici, anche costruiti di recente, a seguito del forte terremoto che ha colpito l’Abruzzo. Ma non solo: complice dei tanti crolli potrebbe essere anche, almeno in alcune zone, un territorio dalle caratteristiche geologiche a rischio che ha amplificato la forza delle scosse sismiche. È questa l’ipotesi avanzata dal presidente del Consiglio nazionale dei geologi Pietro De Paola, che avverte: anche in vista della costruzione di nuove città («new town») a seguito del sisma, come annunciato dal premier Berlusconi, «cruciali diventano le indagini preventive sul territorio». «In varie situazioni - ha spiegato l’esperto - il sottosuolo può infatti presentare delle caratteristiche che determinano una amplificazione delle scosse sismiche: ad esempio, nel caso di terreni con qualità meccaniche scadenti, come i terreni soffici, alluvionali o sabbiosi; oppure nel caso in cui si verifichi un contatto tra tipologie di terreni molto diverse tra loro, ad esempio terreno soffice con terreno roccioso». In presenza di queste caratteristiche geologiche, ha sottolineato De Paola, «si possono determinare locali amplificazioni sismiche, con un aumento notevole del rischio di crollo degli edifici». Gli fa eco il geologo Vincenzo Ferrini, secondo cui ad esempio, Roma rischia meno dalle scosse, perché il terreno è tufaceo.