George Benson e Al Jarreau, un viaggio ai confini del jazz

«Insieme ci divertiamo e comunichiamo facilmente con il pubblico»

In una estate milanese superbrillante per qualità e quantità di concerti (persino troppi se si pensa che stasera si sovrappongono due miti come Lou Reed e Henri Salvador) domani arriva al Teatro Smeraldo il raffinato show di George Benson e Al Jarreau. Una chitarra quella di Benson dagli incredibili virtuosismi e dalle fascinose trame armoniche (ma anche un canto ispirato che nasce dalla lezione di Donny Hathaway) e l’imprendibile voce tenorile di Al Jarreau. Due giganti nati con il jazz e poi tracimati nei territori più munifici del soul e del rhythm and blues sofisticato ed estroverso. In concerto presentano il fortunato album in duo Givin’ It Up, che l’anno scorso li ha portati ancora una volta al grande successo commerciale. Con il singolo Mornin’ (versione strumentale di un brano di Jarreau) hanno intascato un Grammy per la migliore canzone pop strumentale, e con la rilettura di God Bless the Child si sono messi in saccoccia il Grammy per il miglio brano r’n’b tradizionale. «Quando ci si diverte insieme e si è sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda, suonare diventa puro divertimento e si comunica più facilmente con il pubblico», dicono i due. Piace il loro melange di generi e stili che pizzica nel funky, nel soul, nel pop e naturalmente nel jazz. Benson e Jarreau separatamente sono abituali frequentatori delle classifiche, anche se entrambi hanno abbandonato la via maestra del jazz. Soprattutto Benson, 64 anni, allievo dell’inimitabile Wes Montgomery, era atteso da molti come il suo successore naturale, ma sottolinea: «Wes e Tal Farlow sono i miei maestri, ma io sono cresciuto con il rhythm and blues suonando nella band di Jack McDuff o in quella di Lonnie Smith. La fusion è la mia musica ideale perché avvicina generi altrimenti inconciliabili tra loro. Troppo facile cercare gli applausi con virtuosismi e assolo torrenziali, il segreto che pochi conoscono è quello di entrare nel cuore della gente con il sentimento». Da lì successi che sbancano il mercato (e lasciano perplessi i puristi) come Breezin e Weekend in L.A. che, coniugando venature pop e vibranti assolo jazzy, vendono milioni di copie piazzandosi in vetta alle classifiche pop di tutto il mondo.
Jarreau ha 67 anni e si è imposto a metà degli anni Settanta sullo scenario urbano nero - partendo dal gospel - con un fraseggio molto particolare, mimetico, fatto di vocalizzi che spaziano dallo scat alla ballad, dal virtuosismo al divertissement pop. Tra i suoi grandi successi We’re In This Love Together (dall’album Breakin’ Away), Boogie Down e la citata Mornin’, ha partecipato all’incisione di We Are the World e ha cantato al fianco di personaggi come Miles Davis. «Non esistono più categorie nel mondo della musica, e se ci sono è nostro dovere di artisti eclettici abbatterle», sottolinea Jarreau. Una strana coppia dunque che - accompagnata da un agguerrito quartetto - si prepara ad un florilegio patinato che sfuma dal soul al funky, dal blues al pop rock - per mettere d’accordo tutti attraverso il divertimento.
Teatro Smeraldo
Domani ore 21.00
Ingresso 60-70-80 euro