George, Elisabetta ti attende. Tu falla aspettare

Lo scapolo perfetto compie cinquant'anni. Non che Elisabetta Canalis non si meriti un marito, siamo noi che ci meritiamo che lui non si sposi

A giudicare dalle ultime esternazioni di entrambi ci sarebbe di che star serene: lei che posa nuda per una campagna animalista e dichiara «questo è il motivo più valido per il quale mi sono spogliata nella mia vita». Una che nel letto ha George Clooney... Lui che, in un altro posto e in un altro momento, categorico e scocciato spiega per l’ennesima volta agli insistenti cronisti che il matrimonio è un «errore» che ha commesso una volta e non commetterà mai più. Non solo, ma aggiunge anche che l’idea di fare dei piccoli George «non lo sfiora mai» e che la scena di veder correre dei bambini sul prato è una cosa che lo «irrita parecchio» e che il suo senso di paternità (semmai dovesse fare un timido capolino in qualche angolo della sua mente) «si esaurisce dopo un’ora di visita» di quell’esercito di figli dei suoi amici Brad Pitt e Angelina Jolie.
E poi, ovviamente, ci sono i fatti a lasciarci abbastanza tranquille: lei che, corteggiata allo sfinimento da troppi, ha sempre avuto come unica costante sentimentale principalmente i suoi cani, e qualche più blando interesse per i suoi tatuaggi, la palestra, i pranzi alla «Sex and the City» al Panino Giusto di Milano con le amiche; lui che, dopo un matrimonio che si è fermato al quarto anno (è stato sposato dal 1989 al 1993 con la collega Talia Balsam che per lui, evidentemente, tanto «balsamica» non è stata), dopo ha retto solo la convivenza (stavolta per 18 anni) con un maiale domestico: Max, scomparso nel 2006 e «sostituito» ma mai dimenticato da due bulldog.
Però ora che George ha compiuto cinquant’anni da un giorno (è nato a Lexington il 6 maggio 1961 ed Elisabetta festeggerà «l’evento» con un mega party hollywoodiano), oltre agli auguri vorremmo rivolgergli una supplica: non farlo, George! Continua così: non sposarti. Non perchè Elisabetta non si meriti un marito. Una come lei, se è per quello, se ne merita anche più d’uno, di marito. Siamo tutte noi che non ce lo meritiamo, o che ce ne meritiamo solo uno, o che abbiamo smesso di meritarci anche quell’uno che pensava che non lo meritassimo ad avere bisogno di pensarti libero. Almeno per un pezzetto. Impegnato, ma non del tutto. Preso, ma non per sempre. Perchè se uno come te (bello, intelligente, politicamente impegnato, socialmente impegnato, buono, ricco, premiato con l’Oscar, amico di Obama, fedele e senza macchia) resta libero, in una fettina del nostro cervello frustrato dal fatto di essere rimaste libere, tu alimenti l’autistica convinzione che è il meglio a restare libero. Capisci George? Te lo diciamo, non che ce ne sia bisogno al momento, ma perché poi lo sappiamo come vanno queste cose. Oggi sì, tu ti vanti del fatto che che non ti secca invecchiare (anche perché è sempre meglio della seconda opzione: cioè morire), però poi «quella» è più giovane di te (ha trentadue anni, la «maledetta») e tu avrai paura di venir superato (no George, sì party), tu penserai che vabbè, in fin dei conti, la tua vita ormai l’hai fatta ed è anche bello darle un senso, tirare le somme, a un certo punto. E «quella» vorrà un figlio e tu penserai: in fin dei conti, verrebbe anche bello e potrebbe giocare con quelli di Brad Pitt... E poi Hollywood ti metterà magari un po’ in secondo piano e allora tu scoprirai (necessariamente) altri valori e avrai voglia di stare davanti a tutti quei camini che di certo avrai nella tua villa a Laglio... E insomma lascerai zitelle o divorziate o abbandonate o mai prese solo noi. Noi che come te siamo il meglio e che quindi dobbiamo restare sole... E poi dai George: non può sposarsi uno che è nato lo stesso giorno di Sigmund Freud.