Georges Braque metamorfosi sulle ali della libertà

La Fondazione Luciana Matalon espone sculture e gioielli realizzati dal maestro francese negli ultimi anni della sua vita e ispirati da un eccezionale slancio creativo

Andrea Indini

Era il 1971 quando Milano ospitò per l'ultima volta Georges Braque. A distanza di oltre 30 anni, però, l'occasione si ripropone e torna l'attenzione sul creatore del cubismo con la mostra «Métamorphoses» curata da Armand Israel per la Fondazione Luciana Matalon, Foro Buonaparte 67. Ingresso libero.
La rassegna (fino al 26 novembre) ripercorre l'ultimo periodo artistico del grande maestro. Nel 1961 un Braque malato chiede a un suo caro amico, il barone Heger De Loewenfeld, maestro gioielliere, di aiutarlo a compiere ciò che non ha più il tempo né la forza di realizzare. Inizia così un percorso durato circa due anni e che sintetizza le sue opere maggiori fino a renderle adatte a una riproduzione in tre dimensioni. Così, Braque realizza oltre cento «gouaches» firmate: il sodalizio tra i due artisti porta all'esecuzione di lavori straordinari come gioielli, sculture, incisioni e arazzi.
La maggior parte di queste creazioni sono presentate per la prima volta al «Musée des Arts Décoratifs» al Palais du Louvre nel 1963, su richiesta dell'allora ministro alla Cultura, André Malraux. E Braque diventa il primo pittore a vendere, ancora in vita, le sue opere esposte nel più importante museo francese.
Un terzo delle «gouaches» disegnate tra il 1961 e il 1963 raffigura uccelli e in particolare il simbolismo legato a questo tema è evidente nei suoi ultimi disegni Pélias et Nélée e Les Oiseaux bleus, dove le creature alate abbandonano la terra per lanciarsi nello spazio vuoto e popolare il cielo che presto raggiungerà anche l'artista.
Anche le sculture sono impregnate di uno straordinario valore storico-artistico. Tra tutte l'Hermès, opera cubista che il pittore realizzò partendo proprio da un suo dipinto ed estraendolo dalla tela per dargli forme e tridimensionalità. Questa scultura compensa quelle eseguite con la carta durante il periodo cubista e distrutte dal tempo. «Queste opere straordinarie - spiega Luciana Matalon, presidente della Fondazione - realizzate da Braque negli ultimi anni della sua vita, sono la testimonianza di un estremo slancio creativo che coglie il maestro alla soglia della vecchiaia».
Braque resiste a lungo alla tentazione plastica, ma quando approda alla scultura e alla realizzazione di gioielli, la metamorfosi avviene con una consapevolezza e una curiosità disarmanti.
La presenza dell'uccello, archetipo di libertà e movimento libero nel cielo, domina appunto le opere di questi ultimi anni, ispirando una serie sublime di disegni e accompagnando col suo volo l'artista fino alla morte. «Dopo aver conquistato lo spazio terreno e quotidiano abitato dall'uomo con i suoi oggetti familiari - spiega Armand Israel, curatore della mostra - Braque, portato dai suoi uccelli, si avventura nello spazio celeste e riesce, alla fine del suo viaggio, a farci sfiorare l'infinito». Non bisogna infatti dimenticare che è proprio dal suo sodalizio con Picasso che, intorno al 1908, nacque il Cubismo, uno dei movimenti artistici cruciali dell'ultimo secolo che porterà all'elaborazione di una nuova concezione dell'arte.