Georges Prêtre quasi debuttante per Beethoven

Per il festival organizzato da Santa Cecilia il celebre maestro francese ritorna sul podio in una delle sue rare «letture» del patrimonio sinfonico del compositore tedesco

In Italia Prêtre viene solitamente invitato per il repertorio francese. Questa volta, invece, dirigerà Beethoven. Una novità? In parte sì. È evidente che un direttore che è sul podio da quasi sessant’anni, non può non essersi accostato a Beethoven. Le sue sinfonie sono sinonimi di «musica» senza aggettivi. Certamente l’ha fatto tante altre volte. Negli anni in cui è stato direttore stabile dei Wiener Symphoniker le ha dirette tutte o quasi, e anche più volte. Se sfogliamo, invece, gli annali dei concerti romani, il Beethoven di Prêtre ha tutta l’aria di costituire davvero una novità, con buona pace del noto direttore. Dai primi anni Sessanta a oggi, a Santa Cecilia, Prêtre ha diretto le sinfonie di Beethoven poche volte. Dopo il debutto romano, nel ’62, all’insegna di Beethoven (Quinta), il direttore francese preferì battere altre strade, non sappiamo se per sua volontà o per imposizione; e quattro volte appena, in oltre quarant’anni, s’è presentato al pubblico ceciliano, con una sinfonia di Beethoven; l’ultima nell’89, con la Settima. Ora, superata brillantemente e in piena forma anche fisica la boa degli ottanta, Prêtre sembra voler recuperare il tempo perduto; a Roma, si presenta con un repertorio insolito - in due settimane ben quattro delle nove sinfonie di Beethoven, dalla Seconda alla Quinta, due alla volta; e a Vienna, finalmente, ha ottenuto di dirigere il Concerto di Capodanno 2008, dopo aver diretto quello del 2005, alla Fenice di Venezia. In questa sua prima settimana romana, Prêtre dirige la Seconda e la Terza («Eroica»). Infine, a chi è convinto ancora che le sinfonie dispari nella numerazione progressiva dell’opus beethoveniano - fatta salva la Prima - e dunque la Terza, Quinta, Settima e Nona rappresentino i punti di forza dell’intera raccolta, consigliamo di ascoltare attentamente la Seconda, che rappresenta, la vera novità nella storia della sinfonia e nella produzione di Beethoven, sia per il linguaggio che per la forma, come anche per l’articolazione e lo spessore dei vari movimenti.
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