Georgia, i russi non si ritirano Sale la tensione tra Mosca e gli Usa

Medvedev: "Sosterremo le richieste dei separatisti". Durissimo il capo del Pentagono Gates: "L’azione russa mette in gioco l’intera premessa
delle relazioni con gli Usa. L’impatto sarà profondo per anni". La Rice: "Stop alla crisi"

Washington - Ormai la tensione per la guerra nel Caucaso è altissima. Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Robert Gates, ha detto a chiare lettere che l’offensiva militare della Russia in Georgia avrà gravi implicazioni per le relazioni bilaterali sulla sicurezza con Mosca, che potrebbero durare per gli anni a venire. Tradotto dal linguaggio tecnico-diplomatico: la crisi è forte e le ripercussioni potranno essere molto gravi. Parlando ai giornalisti dell’invio da parte dell’esercito Usa di aiuti umanitari in Georgia e dello scoppio delle violenze dalla settimana scorsa, Gates ha ribadito il concetto: "Se la Russia non fa un passo indietro dalla sua posizione aggressiva in Georgia, le relazioni Usa-Russia potrebbero essere colpite in modo ostile per gli anni prossimi".

La Georgia: "I russi distruggono Gori" Il governo della Georgia ha accusato le truppe russe di "distruggere" la città strategica di Gori e il porto di Poti, sul Mar Nero, anziché riconsegnarle alle forze di Tbilisi come stabilito. "Le truppe russe stanno distruggendo Gori. Sono risuonate esplosioni, stanno minando la città", ha denunciato Shota Utiashvili, portavoce del ministero dell’Interno di Tbilisi. "Stanno distruggendo tutto anche nel porto di Poti, e le strade appena costruite nella pare ovest del Paese".

Il parlamento georgiano: "Via dalla Csi" Il parlamento georgiano ha approvato all’unanimità la decisione di uscire dalla Comunità degli Stati Indipendenti (Csi), l’organizzazione nata dopo il collasso dell’Unione sovietica. Il ritiro dall’organizzazione era stato suggerito martedì scorso dal presidente Mikheil Saakashvili, come reazione allo scontro militare con la Russia.

Da Mosca sostegno ai separatisti La Russia, intanto, non ci pensa minimamente a fare un passo indietro. Anzi, sosterrà la posizione separatista delle regioni dell’Ossezia meridionale e dell’Abkhazia nei colloqui sul loro status futuro. Lo ha dichiarato il presidente russo Dmitry Medvedev, che ha incontrato i due leader ribelli al Cremlino per siglare un piano in sei punti e metter fine alle ostilità. "Sappiate che la posizione della Russia non è cambiata - ha detto Medvedev - Sosterremo ogni decisione presa dai popoli dell’Ossezia meridionale e dell’Abkhazia... e non solo le appoggeremo ma le difenderemo nel Caucaso e in tutto il mondo".

La Rice: "Mettere fine alla crisi" "È tempo di mettere fine alla crisi in Georgia" ha detto il segretario di Stato Usa Condoleezza Rice, dopo l’incontro con Sarkozy. La Rice ha aggiunto che il presidente russo Medvedev ha promesso di cessare le operazioni militari in Georgia. "Speriamo mantenga la parola" ha concluso.

Il delicato ruolo dell'Ue La Francia intanto si appresta a presentare una nuova bozza di risoluzione al Consiglio di sicurezza dell’Onu sul conflitto nel Caucaso, che comprenderà il piano di pace sottoscritto da Russia e Georgia. Parigi intende dunque "blindare" in sede Onu il progetto per la soluzione del conflitto. Resta da vedere se il documento finale passerà senza ulteriori modifiche. Così com'è, infatti, non include un chiaro riferimento all’integrità territoriale della Georgia.