Georgij Lavrov

Si chiamava Gerasim Lavrov ed era nato nel 1868 nella città di Elece, nel governatorato di Orël. Era figlio spirituale dello starec Amvrosij, del famoso eremo di Optina, dove si diventava starcy. Amvrosij, conosciutane la vocazione, lo invitò a entrare nell’eremo come novizio. Così, nel 1880 il Lavrov vestì l’abito monastico col nome religioso di Georgij e, dopo gli studi, fu ordinato sacerdote. Divenuto a sua volta starec, nel 1915 fu archimandrita (cioè, superiore) del monastero di San Giorgio nella città di Mešcevsk, nel governatorato di Kaluga. Ma arrivò la rivoluzione bolscevica e il padre Georgij venne arrestato con l’accusa di aver fatto parte di una congiura. Il processo lo condannò a morte ma i cittadini di Mešcevsk riuscirono a far commutare la condanna. Così, padre Georgij stette fino al 1921 in galera a Mosca. Liberato ma obbligato a soggiorno coatto, si stabilì nel monastero moscovita Danilov. Qui restò diversi anni, diventando il più celebre starec di Mosca. Fino a quando la sua fama divenne troppo molesta per i sovietici, che nel 1928 lo arrestarono di nuovo e lo spedirono al confino in Kazachstan. Troppo famoso ormai per essere fucilato, padre Georgij rimase in esilio fino al 1932. In quell’anno il metropolita Sergij trovò un compromesso col regime e il padre Georgij lo appoggiò. Questa mossa gli valse la liberazione e il permesso di stabilirsi a Nižnij Novgorod. Ma ormai era troppo malandato in salute: gli anni di prigione e poi di confino lo avevano minato talmente che morì nello stesso anno, il 1932, dopo qualche mese dal recupero della libertà.
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