Gerda, la trasformista sul podio anche con il bob

La Weissensteiner è la prima azzurra a vincere una medaglia in due sport: «Un bronzo che vale come l’oro nello slittino di 12 anni fa. È la mia ultima gara». La frenatrice Isacco: «Allora mi ritiro anch’io»

Maria Rosa Quario

da Cesana

Tutti da Gerda all’ora di cena, perché Gerda non tradisce mai. In tavola non ci saranno le tagliatelle al salmone che tanto ama, ma una medaglia di bronzo nel bob a 2, sport duro, sport da uomini, sport che le donne hanno cominciato a praticare sei anni fa e che ha debuttato all’Olimpiade nel 2002. Gerda c’era allora, e fu settima in coppia con Antonella Belluti, Gerda c’era anche stavolta ed è arrivata dove voleva, al podio.
Ma Gerda c’era anche a Calgary e ad Albertville e poi a Lillehammer e a Nagano e quindi con questa fanno sei olimpiadi e due medaglie. Già, perché Gerda Weissensteiner nel 1994 vinse l’oro con il suo slittino Max sulla magica pista di Lillehammer. Ieri a Cesana Pariol l’ambiente era meno fiabesco e non c’era il podio di ghiaccio che tanto le era piaciuto allora, in cambio però tante bandiere italiane e tanto tifo e tanto calore, e Gerda era felice come allora, anzi forse anche di più, anche con un bob senza nome, ma con un cofano personalizzato da un ammiratore austriaco.
Con lei, bellissima e sorridente sul podio al fianco delle tedesche e delle americane, c’è Jennifer Isacco, la frenatrice dell’equipaggio, ma forse sarebbe meglio dire la donna di spinta, perché in realtà sul bob guai a chi frena, lo si fa solo una volta tagliato il traguardo, nel lungo rettilineo in cui i bolidi volano come schegge impazzite, facendo un rumore assordante e impressionante, a pochi millimetri da quei muri di ghiaccio che delimitano la pista. Al di là delle straordinarie doti di pilota della Weissensteiner, che dallo slittino ha portato al bob sensibilità e senso delle traiettorie, il grande segreto di questa coppia super affiatata è Jennifer, solare ventottenne di Lecco che dallo scorso aprile si è trasferita in Alto Adige per stare vicina a Gerda, per allenarsi con lei, per caricarsi con lei, per preparare questo ultimo grande appuntamento della carriera. Già, perché il bronzo di ieri è stata l’ultima gara della Weissensteiner e forse anche della Isacco e di sicuro di Corrado Dal Fabbro, ct del bob azzurro da 18 anni, arrivato al capolinea, «perché ho 60 anni ed è ora che mi dedichi alla famiglia».
Il bronzo del bob femminile è arrivato al termine di quattro manche ricche di emozioni, nella prima Gerda si era fatta sorprendere alla prima curva, «perché nelle prove di allenamento avevo detto a Jennifer di non forzare nella spinta, ho 37 anni e fatico a recuperare, il problema però è che in gara abbiamo spinto come si doveva e alla prima curva sono arrivata più veloce e non me l’aspettavo, così il quinto tempo non è stato proprio il massimo». Nella seconda manche però pronto riscatto e un bel recupero cronometrico, in rampa di lancio per il podio, distante 15/100. Ecco la terza manche, con le tedesche e le canadesi che sbavano e Gerda che invece guida con precisione, recuperando altre due posizioni, terza con l’argento a soli 8/100.
È stato in quel momento che Jennifer Isacco ha avuto l’idea geniale di scrivere su un fazzolettino di carta un messaggio alla sua pilota: «Me l’ha messo in mano senza dire niente e se n’è andata, io l’ho aperto, l’ho letto e mi sono venuti i brividi. Diceva: io ti farò volare in partenza, ma tu portami giù il più veloce possibile. TVB Jennifer. L’ho infilato nella tuta e poi mostrato al mondo, è stato il nostro porta fortuna».
Gerda e Jennifer si sono conosciute nell’agosto del 2001, durante le visite mediche preolimpiche. È stato l’incontro fra due donne completamente diverse, l’ex centometrista scoperta da Dal Fabbro al meeting di Rovereto («correva benissimo i primi 50 metri, poi non apriva la falcata e veniva superata da tutte, era perfetta per il bob») e l’ex slittinista che dopo due anni di esperienza come allenatrice aveva sentito forte il richiamo della velocità e della competizione. «La prima volta che ho guidato un bob me ne sono innamorata, ci ho messo un po’ di anni, è stata dura, ma questo bronzo per me vale come l’oro di Lillehammer, perché era l’ultima gara della mia vita e perché non me lo aspettavo, anche se ci speravo». E ci credeva anche, tanto da investire molti soldi nel progetto. «Credo che i 40.000 euro del premio Coni basteranno a malapena a coprire le spese» diceva ieri sera Dal Fabbro, mentre Gerda un po’ più in là salutava (sia lei, sia Jennifer si ritireranno dopo i Giochi) e ringraziava la federazione e la Forestale per gli aiuti ricevuti. Grande donna, grande atleta Gerda Weissensteiner, ma cosa farà ora? «Mi darò allo skeleton!».