Gere: "Provo disprezzo per il mio personaggio ma il film andava fatto"

La star Usa spiega "The Hunting Party", pellicola sulla guerra in Bosnia. E confessa: "Sono stato molto felice quando sono riuscito a pronunciare
correttamente varie battute del film in serbo-croato. Sul posto mi
hanno fatto i complimenti, ma ammetto che, pronunciandole, ignoravo che
cosa dicevo"

Venezia - Il cinema condanna il linciaggio; la Mostra condanna il linciaggio. Ma ieri alla Mostra c'è stato un film dove i buoni fanno linciare un cattivo. È The Hunting Party (Partita di caccia) di Richard Shepard, con Richard Gere. È un film modesto, eppure la Mostra l'ha ammesso, anche se non in concorso. Anzi, alla vigilia, il direttore della Mostra diceva: The Hunting Party spiega l'impunità dei «criminali di guerra». Rimedio ideato dal film? Linciarli. Radovan Karazdic - in realtà vivo e libero - viene qui gettato, legato, a una folla islamica. Ora Karazdic è un ricercato, non un condannato: vale per lui la presunzione d'innocenza. Che non vale per Curcio, esaltato da Fanny Ardant - ora al Lido per un film italiano - senza reazioni del direttore della Mostra...

The Hunting Party gioca col nome (Hunt) del personaggio di Gere e col soprannome («la Volpe») del finto Karazdic, scovato in Bosnia da tre giornalisti non per intervistarlo, ma per catturarlo... Risorge dunque il filone «giustiziere della notte». Dopo Srebrenica qualcuno vendicherà, sullo schermo, Sabra e Chatila?
Signor Gere, lei è pacifista, ma il suo Hunt fa scannare Karazdic dai musulmani!
«Con il regista ho molto discusso sul finale del film. A Sarajevo, dove ne abbiamo girato una parte, ho notato che ormai si è persa la speranza di avere giustizia».
E gliene ha offerta una fittizia... Ma la vendetta contrasta coi suoi principi buddisti.
«Infatti. Non condivido quel che fa il mio personaggio. Nel mio cuore c'è voglia di vendetta per Karazdic o Mladic o chiunque altro».
Lei si distanzia dal suo personaggio, però per The Hunting Party ha lavorato quasi gratis. Segno che ci crede.
«Ho accettato, come gli altri attori, un onorario molto basso perché era l'unico modo perché il film, ispirato da un articolo di Esquire, si facesse».
Dunque c'è una sua, almeno parziale adesione. E poi il suo personaggio è simpatico, quindi il pubblico starà con lui!
«Di realmente accaduto, quindi di serio, il film ha solo l'umorismo nero che fustiga giornalisti velleitari».
Ce ne sono tanti che vanno da quelle parti. Ma lei aveva un modello di film per The Hunting Party?
«Three Kings di David O. Russell, con George Clooney, ambientato nell'Iraq della prima invasione americana».
Clooney e Brad Pitt proprio qui hanno appena detto d'aborrire Bush.
«Neanch'io ho ancora capito come gli americani possano averlo eletto due volte presidente».
A giudicare da voi, l'impeachment di Bush sarebbe per domani!
«Ci sfoghiamo in Europa, soprattutto coi film “indipendenti”, quelli che vanno ai festival, continuando un filone che esiste fin dagli anni Venti. Anzi, Hollywood è tornata ai moduli impegnati degli anni Settanta».
L'epoca del Vietnam... Ma come s'è trovato a Sarajevo?
«Sono stato molto felice quando sono riuscito a pronunciare correttamente varie battute del film in serbo-croato. Sul posto mi hanno fatto i complimenti, ma ammetto che, pronunciandole, ignoravo che cosa dicevo».
Càpita anche ad altri. Ma ora che un po' di serbo-croato l'ha imparato, che cosa direbbe a Karazdic se davvero l'incontrasse?
«Vorrei soprattutto guardarlo negli occhi: più della bocca, rivelano la natura di una persona».
Non lo scannerebbe, allora.
«No, è una persona come noi. Se lui, Mladic, Bush sono o sono stati al potere è perché noi ce li abbiamo messi».
Fautore del Tibet libero, lei boicotterà le Olimpiadi di Pechino?
«Chi l'ha scritto, mente. Chiedo solo che la Cina s'impegni a riesaminare la questione del Tibet».
Regista delle cerimonie olimpiche, oltre che presidente della giuria della Mostra, Zhang Yimou ne sarà lieto.
«Isolare la Cina sarebbe impossibile, oltre che stupido. Essa deve vedere riconosciuta da tutti la sua grandezza».