Geri Allen, regina del «piano» tra aggressività e dolcezza

Il ritorno al Blue Note della pianista Geri Allen, dopo più di tre anni, è per i cultori del jazz e della musica contemporanea uno degli avvenimenti più importanti della stagione in corso, insomma: quello che si definisce appuntamento da non perdere. Tiene concerto soltanto questa sera, in due set previsti alle 21 e alle 23. Con lei ci sono Darryl Hall contrabbasso e Kassa Overall batteria, ma c'è anche un tip-tap dancer come ospite: il suo nome è Maurice Chestnut, ha 24 anni e si cimenta con questa danza difficile e trascinante da quando ne aveva nove: forse per ciò il complessino si chiama Time Line Group. Con la presenza di questo artista, che costituisce un fatto nuovo nelle molteplici proposte di Geri Allen, la pianista vuole sottolineare che il jazz, prima di diventare musica d'ascolto, era strettamente legato alla danza, talvolta anche popolare, come accadde soprattutto negli anni Trenta del secolo scorso durante i trionfi di Benny Goodman «re dello swing» e della sua orchestra. Allen, oltre che virtuosa di pianoforte, è compositrice e insegnante. Ha 52 anni, viene da Pontiac nel Michigan ma è cresciuta a Detroit prima di affrontare il difficile ambiente musicale di New York, dove si è imposta poco meno di trent'anni fa, conquistando quasi subito fama internazionale: si può dire che, prima dell'avvento di Brad Mehldau, è stata lei a polarizzare l'attenzione degli appassionati di tutto il mondo. Il suo periodo formativo è piuttosto complesso, talvolta contraddittorio, e si riflette tuttora nel suo stile capace di trascorrere da dolcezze estreme a sequenze aggressive e non prive di tentazioni sperimentali. La tecnica e il tocco di Geri sono comunque di alto livello: derivano da una preparazione severa che fa di lei una solista contesa dai più illustri maestri per dischi e concerti, anche oggi che dedica la maggior parte del tempo ai complessi suoi.
Figlia di un appassionato di jazz, in principio Geri lo delude interessandosi al soul e al pop, ma poi ascolta Herbie Hancock e inizia un percorso che la porta ad apprezzare Fats Waller, Art Tatum, Bud Powell, Thelonious Monk e Miles Davis. Studia con Marcus Belgrave e Kenny Barron e si laurea in etnomusicologia. Le collaborazioni importanti cominciano con Steve Coleman; in seguito lavora con Betty Carter, Tony Williams e Ornette Coleman. In Italia suona più volte in trio con Charlie Haden e Paul Motian e di recente con Charles Lloyd. Una volta ha affrontato un tour europeo portandosi appresso un figlio di pochi mesi per onorare i propri impegni. La critica, quasi all'unanimità, la definisce una pianista debitrice della svolta moderna degli anni Quaranta, ma con sostanziali correzioni: quello che oggi si chiama neo o post-bop.