Gerini: «Dopo il sesso bollente resto preda della solitudine»

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da Roma

Su un letto a due piazze anni Quaranta, la spalliera in radica di noce chiaro che sbatte contro il muro, Claudia Gerini compie acrobazie sessuali, rudemente guidata dal suo partner Thomas Trabacchi, in bilico tra i comodini. «Se tu volessi uccidermi, in che modo lo faresti?», chiede lei, Giulia, provocando con gusto. «Con un coltello da sashimi. Poi, ti legherei come un pacco, con del nastro adesivo», risponde lui, Raul, facendola roteare sopra di sé, i polsi abbronzati di lei stretti nei propri pugni di quarantenne atletico e ormai pazzo di desiderio. Intorno, l’aria si fa irrespirabile. L’odore dell’incenso da chiesa ha invaso lo stanzone dell’Ostello della Gioventù, dove le finestre alte fanno penetrare una luce troppo chiara e allora brucino i conetti di resina pura, a rendere la scena più fumosa e densa. Gli occhi verdi della Gerini, tra il caldo e il fumo, diventano più liquidi, quasi splendono, quando l’attrice, ora sul set di Aspettando il sole, commedia nera dell’esordiente Ago Panini (con, tra gli altri, Raoul Bova, Vanessa Incontrada, Claudio Santamaria, Gabriel Garko) ordina un caffè a fine ripresa, saltando appoggiata al bancone, perché al baretto del Foro Italico, dove gira uno dei quindici episodi previsti in questa produzione laCasa e Mikado Film, il cameriere non la sente. Nella calura meridiana, porta con disinvoltura una testa di bigodini sopra a una vestaglietta di raso giallo oro e sembra incarni il nietzscheano «diventa ciò che sei». Un’attrice matura, cioè, pronta a parlare col morto: il bell’uomo che la protagonista, nel film a episodi (pronto per il Festival di Berlino 2008) procace hostess d’una fiera agricola, ha rimorchiato per caso, muore durante l’amore, battendo la testa per eccesso di foga erotica. E lei, ragazza con cadavere, terrà un monologo drammatico, rivolgendosi a quel corpo senza vita. «Tra un colpo di reni e l’altro, mi è tornato utile aver fatto anni e anni di danza classica. Per fortuna sono elastica, altrimenti non avrei potuto affrontare questa lotta amorosa, da ginnasti veri e propri», dice, cercando una sigaretta nel suo camper. «La mia Giulia è un personaggio strano, in un ambiente strano: invece di chiamare la polizia, quando s’accorge che l’amante ci è rimasto secco, inizia un dialogo psicotico con lui, venti minuti buoni di soliloquio.
Un ruolo fuori dagli schemi, per me, che qui affronto una prova d’attrice molto impegnativa». E che donna è, stavolta, dopo le dolenti figure femminili di Non ti muovere!, La passione di Cristo, La terra, Viaggio segreto e La sconosciuta, film drammatici dove da figura laterale, la Gerini si è comunque ritagliata un notevole spazio? «Una donna molto sola, come tante, oggi. Donne indipendenti, autonome, che però pagano lo scotto della libertà con una solitudine di fondo». Claudia, però, ha la figlia Rosa («a tre anni appena, non sbaglia un congiuntivo!»), avuta dall’ex-marito Riccardo Enginoli e il nuovo compagno, il rocker e neo-regista Federico Zampaglione (l’ha diretta in Nero bifamiliare) a darle affetto e presenza. «Voglio mettere in cantiere altri due figli, magari stando ferma un anno e mezzo, ma ne vale la pena: mi sento appagata, come donna e come artista ed è ora di buttare l’ancora. Dopo il successo di Viaggi di nozze, ho fatto scelte sofferte, rinunciando a ruoli commerciali, per mettere a fuoco finalmente, la mia identità. Con Panini, per dire, prendo solo la trasferta e la percentuale sugli incassi. Come gli altri attori del film. Ma a metà settembre torno a girare, diretta da Verdone, nel suo nuovo film comico Gli emigrati (titolo provvisorio ndr) dove, ancora una volta, saremo marito e moglie, in una Roma multietnica, nella quale torneremo a “farlo strano”».
Nel futuro della Gerini, che da divetta del clan Boncompagni è diventata interprete di successo, c’è anche l’incisione d’un cd. «In Nero bifamiliare cantavo un brano mio, Niña de luna, e già ho messo a punto un mix di reggae, pop e brani melodico-malinconici: Federico, che ha un orecchio finissimo, mi ha dato il suo ok e chissà che non possa interpretare anche un musical, progetto che coccolo da tempo». Il suo mito? «Resta Monica Vitti, alla quale m’ispiro per le parti da “comicarola”. Certo, ora in Italia c’è poco da ridere: dalla sanità alla giustizia, non funziona niente! Io, comunque, continuo a credere nella capacità d’intrattenimento del cinema, ma qui ti spingono ad andar via». Dove? «Per ora, vado a Catania, al Festivalbar. Sono la prima supporter del gruppo di Federico».