Germán Gozalvo Andreu

Perché i martiri ispanofoni del XX secolo morivano gridando «Viva Cristo Re!»? Era questo, infatti, il «canto di morte» dei cattolici messicani nel 1916-29 e di quelli spagnoli nel 1936-39 (magia delle date: venti anni esatti di distanza sia per l'inizio che per la fine). Forse perché erano monarchici oltre che cattolici? Ma no. Per i messicani, per esempio, la monarchia era cosa lontanissima che riguardava un altro continente, l'Europa. Il fatto è che si opponevano a chi intendeva estromettere, a mano armata, il cristianesimo dalla vita sociale, non avendo altro modo per farlo che eliminando i credenti. I quali, a loro volta, non avevano altro modo per testimoniare la loro fedeltà all'importanza anche sociale del loro credo che lanciando quell'ultimo grido. Fu così che morì il prete spagnolo che commemoriamo oggi, don Germán Gozalvo Andreu, nato a Torrente, in diocesi di Valencia, nel 1913. Torrente non era, a quel tempo, che una piccola e insignificante cittadina ma è incredibile il numero dei laici, frati e preti che fornì alle pallottole dei miliziani anarco-comunisti nel corso della guerra civile del 1936. Germán Gozalvo Andreu manifestò fin da piccolo una vocazione all'abito ecclesiastico e potè seguire studi di prim'ordine grazie alle borse di studio che le sue capacità e il suo entusiasmo gli guadagnavano. Venne ordinato sacerdote il 14 luglio di quel fatale 1936, ma la sua carriera in talare durò meno di un mese. Arrestato nell'agosto dello stesso anno, venne fucilato nel settembre a Montserrat. «Viva Cristo Re!»: così salutò i compagni di cella.
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