Germania, banditi i crocifissi dalle scuole

Per la prima volta in un Land vietati tutti i simboli religiosi. A febbraio un’insegnante velata era stata allontanata dall’aula

Salvo Mazzolini

da Berlino

Cattolici e protestanti sono di gran lunga le due comunità religiose più numerose della Germania. Ma nonostante questo dato i tedeschi di fede cristiana devono rassegnarsi a vedere sempre più ristretta la libertà di esibire i simboli della loro religione. Per non turbare la convivenza con le altre comunità religiose e in particolare con i mussulmani, già sei Laender su sedici si sono adeguati al modello laicista francese: niente simboli religiosi nelle scuole. E presto si aggiungerà un nuovo Land: lo Schleswig-Holstein, il Land più a nord della Germania, ai confini con la Danimarca, prevalentemente protestante.
Dall’inizio dell’anno prossimo nelle aule scolastiche e nelle università del Land sarà vietato ostentare i segni esteriori di qualsiasi fede o indossare indumenti che sottolineino l’appartenenza religiosa. Allieve e insegnanti mussulmane non potranno portare il velo, gli ebrei dovranno rinunciare alla kippah e cattolici e protestanti dovranno accettare che dalle aule vengano rimossi crocefissi e croci.
L’unica eccezione riguarderà le lezioni di religione durante le quali i divieti sono sospesi. Così ha deciso il governo del Land formato da una grande coalizione tra la Cdu (cristianodemocratici) e la Spd (socialdemocratici) dopo una serie di incidenti che avevano turbato le scuole di Kiel, la capitale regionale.
In febbraio un’insegnante di matematica, Gilek Yilmaz, turca e mussulmana, che si presentava alle lezioni con il velo, era stata allontanata dalla scuola in seguito alle proteste dei genitori. Subito è scattata la solidarietà degli insegnanti mussulmani nelle altre scuole della città che per protesta contro l’allontanamento della collega si sono presentate alle lezioni anche loro con il velo. Il risultato è stato quello di aumentare l’irritazione delle famiglie tedesche. Il capo del governo del Land, Peter Harry Carstensen, cristianodemocratico e di religione evangelica, avrebbe voluto escludere dal divieto i simboli cristiani. Ma ha dovuto fare i conti con gli alleati socialdemocratici decisi a mantenere la piena libertà di tutti i simboli religiosi in omaggio al modello multiculturale.
E così è stato raggiunto un compromesso: via il velo ma anche la croce. Una decisione che sta suscitando non poche polemiche ma in regola con le leggi tedesche. Secondo una sentenza della Corte costituzionale ogni Land è libero di legiferare come crede in materia di espressione religiosa nei luoghi pubblici. Baviera, Baden-Württemberg e Renania-Westfalia hanno proibito tutti i simboli ad eccezione di quelli cristiani. L’Assia ammette i simboli di qualsiasi religione. Il Land di Berlino invece li vieta tutti nelle scuole e nei locali pubblici. Nel caso dello Schleswig-Holstein però l’ultima parola non è detta.
La decisione dovrà essere approvata dal Parlamento regionale che dovrà tenere conto degli umori della popolazione che a giudicare dalle prime reazioni non approva la rimozione dei crocefissi. I mussulmani sono meno del 2 per cento e molti non accettano che si debba rinunciare ai simboli religiosi della maggioranza per non guastare i rapporti con una minoranza così esigua.
«La decisione del governo costituisce una rottura con la nostra tradizione culturale», dice il presidente dell’associazione degli insegnanti del Land che ha annunciato una serie di dimostrazioni di protesta. E in campo è sceso anche l’Arcivescovo della cattolicissima Monaco di Baviera, il cardinale Friedrich Wetter: «È molto grave che la maggioranza dei fedeli sia costretta a rinunciare al crocefisso non in un Paese straniero ma a casa propria».