Germania Il cristiano-democratico Koehler rieletto presidente

Horst Koehler resta per altri cinque anni presidente della Repubblica federale tedesca e la sua rielezione rapida e indolore segna un punto importante a favore della cancelliera Angela Merkel, sua compagna di partito nella Cdu.
Già al primo turno di votazioni dell’assemblea parlamentare allargata riunita per l’occasione al Reichstag di Berlino, il presidente uscente ha ottenuto la maggioranza assoluta con 613 voti, il minimo necessario per la rielezione al primo turno (insieme l’Unione Cdu-Csu, i liberali della Fdp e il gruppo dei «Liberi elettori» potevano contare su 614 voti). Un risultato che ha dimostrato unità politica in quella che potrebbe essere la futura coalizione politica a sostegno di Angela Merkel, dopo le elezioni politiche di settembre: attualmente i sondaggi danno circa il 50 per cento delle intenzioni di voto alla cosiddetta alleanza giallo-nera, composta da liberali e cristiano-democratici.
La candidata socialdemocratica Gesine Schwan ha ottenuto invece 503 preferenze (Spd più Verdi), assieme alla «solidarietà» dei compagni di partito, tra cui il ministro degli Esteri Frank Walter Steinmeier, il collega della Finanza Peer Steinbrueck, che sono accorsi a consolarla. Il candidato della Linke (l’estrema sinistra nata dalla fusione dei post-comunisti dell’Est con i fuoriusciti a sinistra della socialdemocrazia), l’attore Peter Sodann, si è preso i 91 voti del suo partito, che non ha trovato nemmeno in questa occasione l’accordo con la Spd. Quattro preferenze per il candidato di estrema destra, Npd e Dvu, il cantautore Frank Rennicke, due le schede nulle, 10 astensioni.
Il 66enne Koehler è membro del partito cristiano democratico ed ex presidente del Fondo monetario internazionale. Si è fatto amare da gran parte dei tedeschi ostentando uno stile «alla mano» e vicino alla gente comune: alloggia in alberghi a tre stelle, gira volentieri in bicicletta e in vacanza viene volentieri in Italia come tantissimi suoi connazionali. Di recente aveva invano sostenuto una riforma che permettesse di eleggere il capo dello Stato tedesco con il voto popolare.