"La Germania deve risarcire vittime dei nazisti" Ma il legale di Berlino: "Non pagheremo nulla"

La Cassazione ha stabilito che la Germania dovrà risarcire i danni civili provocati alle vittime della strage
nazifascista di Civitella, Cornia e San Pancrazio del 29 giugno del 1944. Ma l'avvocato Dossena, che dal 2002 difende la Germania, dice che Berlino non riconosce efficacia alla sentenza<br />

Roma - Lo Stato tedesco deve risarcire i familiari delle vittime delle stragi naziste. Con una sentenza che non ha precedenti nella giurisprudenza, la Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalla Repubblica Federale di Germania contro la sentenza della Corte d’appello militare di Roma che ha condannato lo Stato a pagare i danni alle parti civili costituite nei processi per gli eccidi nazisti.

Condanna confermata I giudici della prima sezione penale della Suprema Corte, dopo diverse ore di camera di consiglio, hanno di fatto condiviso le conclusioni del sostituto procuratore generale Roberto Rosin che aveva chiesto di respingere il ricorso e confermare la condanna della Germania "in solido" con l’ex sergente Max Josef Milde. Milde è stato condannato all’ergastolo, nel dicembre 2007, per la strage dei comuni di Civitella, Cornia e San Pancrazio in provincia di Arezzo, dove il 29 giugno 1944 i nazisti uccisero 203 persone tra uomini, donne e bambini. Tra le vittime anche il parroco di Civitella, don Alcide Lazzari, al quale è stata poi conferita la medaglia d’oro al valore civile. Alcune delle donne vennero anche violentate prima di essere uccise. Già i magistrati militari, oltre a condannare Milde, hanno previsto per i nove familiari costituiti parte civile nel processo un risarcimento complessivo di un milione di euro. Si tratta dei parenti di due soltanto delle oltre 200 vittime.

Responsabilità in solido La sentenza, inoltre, dispone che dell’obbligo di risarcire le parti civili rispondano "in solido" sia l’imputato sia lo stato tedesco. Contro questo principio di responsabilità congiunta, che non ha precedenti nella giurisprudenza, la Germania si era rivolta alla Cassazione. Il ricorso della Repubblica Federale si concentrava, in sostanza, su due punti: l’immunità e il difetto di giurisdizione della magistratura italiana. Il pg Rosin, nel corso della requisitoria ai giudici della Cassazione, ha replicato che "l’immunità rivendicata dalla Germania non si applica nei casi di crimini contro l’umanità".

Giurisdizione Per quanto riguarda la giurisdizione, lo Stato tedesco ha fatto riferimento al Trattato di pace stipulato con l’Italia nel 1947 e alla successiva Convenzione di Vienna del 1961. "Accordi internazionali - ha sottolineato il pg - che non includono i danni morali per le stragi naziste ma solo per ebrei deportati". Già il tribunale militare di La Spezia, ad ottobre 2006, in occasione della condanna in primo grado per l’ex sergente Milde, aveva previsto l’obbligo per la Germania di risarcire le parti civili. La condanna all’ergastolo per l’ex sergente, che faceva parte della banda musicale di una divisione dell’esercito tedesco, è ormai definitiva in quanto non è stato presentato alcun ricorso contro la sentenza d’appello.

Germania: non risarciremo niente "La Germania non risarcirà nulla, come ha fatto finora, nonostante la sentenza sulla strage di Civitella, ad esempio, fosse immediatamente eseguibile, sotto il profilo della liquidazione del danno, già dal secondo grado". Lo sottolinea l’avvocato Augusto Dossena che dal 2002 difende la Germania in tutte le cause pendenti davanti alla giustizia italiana - compresa quella svoltasi stamani in Cassazione - e nelle quali Berlino è chiamata in causa come responsabile civile dei crimini di guerra commessi dagli ex nazisti in Italia. Il legale spiega che "la Germania non pagherà perché non intende riconoscere una sentenza che nega l’immunità giurisdizionale che le è stata, invece, riconosciuta da tutti gli altri stati nei quali sono state intentate cause agli ex nazisti". "La decisione della Cassazione rimarrà lettera morta, dal punto di vista degli effetti pratici, perché la Germania - continua Dossena - non ha beni aggredibili in Italia, sui quali i parenti delle vittime si possano rivalere con ipoteche e sequestri di immobili". L’iscrizione di una ipoteca sulla villa di Menaggio, avvenuta ultimamente, è stata ritenuta impraticabile dalla stessa presidenza del Consiglio che ha riconosciuto che tutti i beni tedeschi in Italia sono funzionali e non possono essere sottoposti a vincoli dalla magistratura. "Il fatto è che Palazzo Chigi la pensa in un modo mentre la magistratura italiana, almeno una parte, - rileva il legale - và per conto suo, infischiandosene dei trattati internazionali!". "Il risultato ottenuti da questo genere di sentenze - conclude Dossena - è che la Germania e le industrie tedesche che sfruttarono il lavoro dei deportati italiani non finanziano più il fondo per i risarcimenti dal momento che vengono azionate singole cause".