Germania in festa Il fortino polacco salta all’ultimo tiro

Polonia in dieci e in affanno nel finale: Neuville a segno al 92’

Tony Damascelli

Si era messo a piovere ieri pomeriggio e qualcuno ha ripensato a trentadue anni orsono. Allora era Francoforte, non Dortmund ma era sempre mondiale e sempre Germania-Polonia. Fu diluvio, il campo dello stadio Wald non consentiva alcun gesto logico di football ma l’austriaco Linemayr, arbitro della semifinale non se la sentì di rinviare la sfida, tre giorni dopo ci sarebbe stata la finalina per il terzo posto, e il giorno appresso a questa la finale. Muller mise dentro il gol che eliminò la Polonia. Anche ieri sera la Germania ha sofferto per un’ora e mezzo, ha preso due pali, ha rischiato la beffa, ha trovato di fronte un super Boruc, portiere polacco, e alla fine, come da repertorio per questo popolo, ce l’ha fatta, testarda e felice. Una combinazione tra due «riserve» Odonkor-Neuville e Dortmund è esplosa mentre i polacchi, ridotti in dieci per l’espulsione di Sobolewski, si sono dovuti arrendere.
La nostalgia dunque ogni tanto serve. Ieri sera si è rivisto un buon calcio mondiale, la Germania ha capito che con il Costarica era stata una vacanza e che i polacchi non erano gli stessi che le avevano buscate dall’Ecuador. Partita aspra, due enormi occasioni dei ragazzi polacchi, però quelli di Germania, Klose di testa e Podolski di piede, roba facilissima da mettere in rete per gente come i due ma ieri sera qualcosa girava nell’aria umidiccia e sul prato scivoloso. Qualcosa che ha ridestato la Polonia ma non ha certo sgonfiato la panzerdivision di Klinsmann. Buon ritmo, dunque, entrate vigorose, arbitro andante, fin tropppo, dico dello spagnolo Medina Cantalejo che ha accarezzato i padroni di casa ed è stato più severo con la squadra di Janas. La conferma è arrivata nel secondo tempo. Qui la Germania si è intestardita in un football con passaggi lunghi che è andato a sbattere contro l’ordinata retroguardia polacca, dove il capitano Bak è stato eccellente. Ma Klose e Podolski hanno sbagliato ancora e soprattutto in mezzo al campo la squadra di Klinsmann ha smarrito i punti di riferimento, negativo Schweinsteiger, poi sostituito dopo un urlo di rimprovero di Mertesacker, stanco Schneider, impalpabile Ballack, spesso troppo arretrato. Ma la carta in più della nazionale tedesca si chiama Lahm che non soltanto gioca da terzino sinistro ma supporta il centrocampo, va alla conclusione, diventa la mina vagante per qualsiasi avversario. Janas ha cercato di frenarlo inserendo sull’out di destra Jelen che se l’è cavata ma Lahm ha fatto il bello e il cattivo football mal coadiuvato dai colleghi sempre più innervositi.
Ho detto dell’arbitro. Lo spagnolo Medina Cantalejo ha pilotato la partita, la seconda ammonizione di Sobolewski, per un contrasto involontario con Klose, è costata cara alla Polonia ma Jurgen Klinsmann ha cercato di svoltare con i cambi. Ed è stato ricambiato: Odonkor, sulla fascia di destra, ha portato scompiglio e il piccolo Neuville, che aveva rilevato lo spento Podolski, ha messo il piede al momento giusto quando il popolo tedesco al Westfalen stava già pensando al peggio e Klinsmann in maniche di camicia urlava contro l’arbitro, contro i polacchi, contro i suoi, contro il mondo.
Finale, dunque, con il colpo di scena, gol che porta la Germania negli ottavi, basterebbe un pari con l’Ecuador mentre la Polonia, salvo miracoli, è a casa. Di certo ieri sera Janas non ha commesso errori ma il suo posto di lavoro che era in bilico adesso sembra in crisi piena. Tutto il mondo è paese. Dopo un mondiale ancora di più.