La Germania frena la «SuperFiat» ma i tedeschi amano le auto italiane

La risposta più efficace di Fiat alle critiche, dopo le grandi manovre di Torino su Opel, arriva paradossalmente dagli stessi tedeschi: ad aprile, la vendita di auto italiane è raddoppiata sia come volumi (+142%) sia come quota (dal 3,3 al 6,8%), consolidando così la posizione di Fiat come primo gruppo estero in Germania. A spingere le marche di Mirafiori, Fiat e Alfa Romeo soprattutto, i generosi ecoincentivi che hanno permesso al mercato di chiudere il mese con un più 19,4%. Anche se la Bild, polemicamente, ha scritto che in Germania il termine Fiat significa «Fehler In Allen Teilen», la versione tedesca («errori in ogni parte») dello slogan americano «Fix Again Tony» («riparala ancora Tony»), la 500 e la Panda continuano a dominare la scena. Non si è fatta attendere la risposta di Sergio Marchionne al quotidiano tedesco: «Questo è il passato, Fiat oggi è un’azienda totalmente diversa rispetto a pochi anni fa».
Anche l’edizione tedesca del Financial Times è passata all’attacco, prendendosela direttamente con l’amministratore delegato italiano, descritto come «il truffatore che promette il matrimonio». Il quotidiano rincara la dose sostenendo, poi, che «dietro i piani di matrimonio con Opel non c’è una strategia brillante, ma un panico dell’ultimo momento; Opel, inoltre, porterà all’altare una dote attraente per il matrimonio con gli italiani sotto forma di garanzie pubbliche». Al coro anti-Fiat si aggiunge la Frankfurter Allgemeine Zeitung, secondo cui esisterebbe un documento «strettamente segreto, intitolato «Project Football», che contemplerebbe la chiusura di 10 fabbriche in Europa con la perdita di 18mila posti di lavoro.
Il gruppo torinese, in una nota di smentita, ha precisato che «non si tratta di informazioni che provengono da Fiat, né fanno parte di alcun piano preparato dall’azienda». Tante pressioni negative, dunque, all’indomani della visita di Marchionne a Berlino e dell’esposizione, ai ministri dell’Economia e degli Esteri, del piano di aggregazione con Gm Europa (Opel) e Chrysler che porterebbe a un gruppo da 80 miliardi di ricavi e 7 milioni di veicoli prodotti.
Al tabloid Bild, che lo ha intervistato, Marchionne ha assicurato che il progetto prevede il mantenimento di tutti gli impianti tedeschi di Opel, spiegando che solo uno - quello di Kaiserslautern - potrebbe subire una riduzione della forza lavoro. Tagli che, secondo Klaus Franz, leader del consiglio sindacale di Opel, nonché membro del consiglio di supervisione della compagnia, riguarderebbero invece 9-10mila posti.
«Il progetto di finanziamento non mi convince affatto - ha tuonato Franz -, Marchionne vuole costruire una casa automobilistica globale con i soldi dei contribuenti tedeschi e americani». Franz prevede, inoltre, un forte ridimensionamento di Opel, in quanto, a suo parere, a Marchionne interessa soprattutto aver accesso alle tecnologie di Gm per le vetture compatte e di media cilindrata. Sono 14 le condizioni poste da Berlino a chi vuole acquistare la casa tedesca: tra queste ci sarebbe il mantenimento della sede in Germania, garanzie circa la solidità del piano finanziario e il Paese in cui pagare le tasse.
«Ecco i primi ostacoli per Fiat», sottolineava ieri il Financial Times, ammettendo comunque come il gruppo torinese restasse in pole position per l’operazione Opel. In corsa, insieme al Lingotto ci sarebbero altri 6 pretendenti tra cui Magna International, interessata, però, a rilevare solo una partecipazione intorno al 20% di Opel. In proposito, Marchionne ha precisato alla Bild che si sentirebbe «sorpreso» se Berlino desse la preferenza all’offerta del gruppo austriaco-canadese Magna, che cercherebbe di acquisire una casa europea «con l’aiuto dei russi». «Il nostro piano è serio - ha proseguito -: vogliamo creare un vero gruppo automobilistico europeo di successo in tutto il mondo: la divisione auto di Fiat si fonderebbe con Opel e Chrysler, così diventeremmo il secondo aggregato mondiale dopo Toyota». E sul prestito miliardario da parte di Berlino, l’ad di Fiat si è impegnato a restituirlo entro tre anni.
Nella battaglia per Opel, il governo italiano ha rinnovato il pieno appoggio a Marchionne. Il premier Silvio Berlusconi, oltre a ritenere possibile un matrimonio di Torino con Opel («sarebbe quasi un sogno da realizzare per gli azionisti, i dipendenti di Fiat e anche per tutti gli italiani»), vede profittevole il connubio tra Fiat e l’americana Chrysler. E ad appoggiare l’impegno di Fiat, come già fatto in passato, si candida anche il sistema bancario italiano. Giovanni Bazoli (Intesa Sanpaolo) ha dato la disponibilità dell’istituto. E lo stesso vale per Unicredit e Mediobanca.