La Germania «gela» il supereuro

da Milano

Arriva dalla Germania, prima economia europea e motore dell’area dell’euro, una gelata per la valuta continentale che ieri, dopo essersi spinta lunedì fino a un rapporto di 1,2940 contro dollaro, ha pesantemente ritracciato la sua corsa portandosi a 1,2802. L’indice Zew, che misura le aspettative dell’economia tedesca, è crollato in agosto a -5,6 punti, quando in luglio era a più 15,1: si tratta del livello più basso dal giugno 2001. L’indice è attentamente sorvegliato dal mercato e questo calo, il settimo consecutivo, è nettamente superiore alle aspettative degli analisti, secondo i quali il suo valore doveva attestarsi poco sopra i 10 punti. La lettura da parte del centro studi che firma l’indagine è fortemente pessimistica: si parla apertamente di un’imminente flessione dell’economia, «entro sei mesi». A rischio sono gli investimenti, le esportazioni e i consumi.
Energia, tasse ed euro forte sono le tre motivazioni che hanno spinto al ribasso la fiducia dei tedeschi. Più in particolare, secondo l'istituto Zew, gli investitori sono stati scossi dai timori che un rallentamento dell'economia statunitense e un contestuale rafforzamento dell'euro possano danneggiare le esportazioni tedesche. Ma si è manifestato anche il timore per le modifiche annunciate dal governo di Berlino alle imposte sulle società, e per l'impatto sui consumi interni degli elevati prezzi petroliferi; per il 2007, poi, è previsto un aumento del 3% dell'Iva.
Se il potenziale negativo espresso dall’indice Zew dovesse essere confermato da altri dati, come l'indice Ifo previsto per domani, qualcuno si è spinto a mettere in discussione il previsto ulteriore rialzo da parte della Banca centrale europea. Ma - proprio in contemporanea con i dati Zew - ieri in un’intervista a Reuters il presidente della Bundesbank Axel Weber, che è membro del consiglio governativo della Bce, ha assicurato che l’istituto centrale continuerà ad alzare i tassi dal momento che le prospettive di crescita della zona euro migliorano e i prezzi sono in accelerazione. La Bce - ha detto - non ha fissato una tabella di marcia per i prossimi rialzi dei tassi, dopo aver portato il costo del denaro al 3% a inizio agosto. La Bce - ha sottolineato il banchiere - è pronta ad agire quando necessario e con decisione contro i rischi di inflazione: ma senza fretta.
Quanto al cambio euro-dollaro, il biglietto verde è apparso indebolito fin dai primi scambi statunitensi, proprio nella convinzione che le aspettative di nuovi rialzi dei tassi europei non mutino. Dall’inizio dell’anno l’euro è salito di oltre l’8% nei confronti del dollaro, grazie al progressivo rafforzamento dell’economia europea a fronte di un rallentamento di quella Usa.