La Germania ha il primo Cancelliere donna

Delusi i liberali: troppi compromessi, staremo all’opposizione

Salvo Mazzolini

da Berlino

E alla fine Angela Merkel ha vinto la sfida. Gerhard Schröder che la sera delle elezioni, guardandola negli occhi, le disse in un talk show che non sarebbe mai diventata Cancelliere, esce di scena dopo un estenuante duello durato tre settimane. E lei prenderà il suo posto. Sarà la prima donna Cancelliere nella storia della Germania. Sarà lei e non lui a guidare la Grosse Koalition che nelle aspettative generali dovrà riportare il Paese al suo ruolo di locomotiva d'Europa.
È stata la stessa Merkel a dare l'annuncio dopo che nella notte tra domenica e lunedì era stato raggiunto l'accordo tra la Cdu, il suo partito, e la Spd, il partito di Schröder, sulla distribuzione dei ruoli nella futura coalizione. «È stato concordato che sarà la Cdu a guidare il governo», ha detto in una conferenza stampa. Nonostante le insistenze dei giornalisti, non ha voluto dire chiaro e tondo che sarà lei a sedersi sulla poltrona di Cancelliere: la strada per la nascita della coalizione è ancora lunga. Conclusi i colloqui esplorativi, lunedì incominciano i negoziati veri e propri per definire il programma, poi il Capo dello Stato dovrà affidare l'incarico al leader del partito di maggioranza (che è la Merkel), poi ci sarà il voto del Bundestag, sul cui esito non ci sono dubbi. E poco conta se i liberali, delusi dai troppi compromessi accettati da «Angie», hanno promesso una dura opposizione. Ma il nodo più aggrovigliato, quello della Cancelleria, è stato sciolto. E a fugare ogni dubbio ci hanno pensato i portavoce delle due parti. Oltre all'espressione della stessa Merkel che ieri ha abbandonato il suo aspetto di austera professoressa di fisica e appariva felice come una studentessa promossa a pieni voti.
Nelle innumerevoli conferenze stampa della giornata di ieri, Schröder è stato il grande assente. Fino all'ultimo il suo partito ha insistito perché accettasse il ruolo di ministro degli Esteri e vice Cancelliere. Ma Schröder ha mantenuto la promessa: o Cancelliere o niente. E ha fatto sapere che «ora i suoi piani guardano oltre alla politica». Dal duello non esce vincitore ma neppure sconfitto. In cambio della rinuncia alla Cancelleria, la Spd ha fatto la parte del leone nella ripartizione dei posti chiave. Avrà otto ministeri, due in più della Cdu, e tutti di notevole peso: gli Esteri, le Finanze, la Giustizia, la Sanità, l'Ambiente, i Trasporti, la Cooperazione con i Paesi in via di sviluppo più l'ambito ministero per il Lavoro e la Sicurezza sociale. Insomma i socialdemocratici controllano praticamente tutte le leve per imporre la propria linea nelle riforme sociali e fiscali che attendono la Germania.
La Cdu dovrà accontentarsi in realtà non di sei ma di quattro ministeri (Interni, Difesa, Famiglie e Formazione professionale) perché due andranno alla Csu, l'ala bavarese, e uno dei due (il ministero per l'Economia e lo sviluppo tecnologico) avrà come titolare Edmund Stoiber, il capo dei bavaresi, sui quali la Merkel avrà scarsa influenza.
Una ripartizione delle competenze più favorevole alla sinistra che alla destra tanto che più di un commentatore parla di governo socialdemocratico guidato dalla Cdu. E un tabloid raffigura la Merkel nei panni della Regina Elisabetta con tanto di corona, stola di ermellino e scettro alludendo che il suo ruolo sarà più quello di regnare che di governare. Una visione senz'altro forzata, che però riflette una parte di verità. Perché è chiaro che la Merkel, sotto la pressione dei suoi otto ministri socialdemocratici, dovrà attenuare la sua drastica cura per rilanciare l'economia, soprattutto su due punti: tagli sociali e riforma del mercato del lavoro.
Nella sua prima conferenza stampa dopo l'accordo, lei ha già messo le mani avanti. Ha detto che il suo governo parlerà con una sola voce sia in politica interna che estera. E che questa voce dovrà tenere conto delle posizioni di tutti.