Germania, alla tv va in onda la caccia ai «fannulloni»

La rete «Sat1» trasmette un nuovo reality: un team di ispettori smaschera in diretta falsi disoccupati e parassiti delle finanze pubbliche. Grazie alle soffiate degli spettatori

da Berlino

Anche in Germania soffia un brutto vento per fannulloni e parassiti. Ma con una differenza rispetto a quanto avviene in Italia. A dichiarare guerra a chi abusa della generosità dello Stato sociale e incassa sussidi senza averne bisogno, non sono solo gli ispettori della pubblica amministrazione ma anche la televisione con la zelante collaborazione dei cittadini. Una delle principali reti tv tedesche, Sat1, ha infatti inventato e mandato in onda con successo l’altro ieri un nuovo reality show che consiste nel riprendere dal vero come si svolge la caccia a chi si fa passare per disoccupato senza esserlo o a chi si dichiara povero e bisognoso di aiuto pur avendo fonti di reddito ben nascoste. Già dalla prima puntata l'audience è stata notevole, quasi il 20%. Ma ancora più notevole è stata la partecipazione degli spettatori invitati a segnalare quei casi che a loro avviso suscitano sospetti e potrebbero smascherare truffe a danno degli enti di assitenza sociale.
«Gnadenlos gerecht» («giusti senza pietà») è il titolo della trasmissione. I protagonisti sono due ispettori veri, un uomo e una donna, Helge Hofmeister e Helena Fürst, che alla mattina si mettono in macchina seguiti da una troupe televisiva e sul loro taccuino hanno una lista di beneficiari di sussidi sociali le cui reali condizioni di vita sono poco chiare. Il nome prescelto per le indagini della prima puntata è quello di un turco con passaporto tedesco residente a Offenbach che da più di un anno riceve l'assegno sociale come disoccupato. A segnalarlo sono stati alcuni cittadini, molto probabilmente vicini di casa, insospettiti dal fatto che di tanto in tanto l’uomo, ufficialmente senza lavoro e mantenuto dallo Stato tedesco veniva visto al volante di una Bmw.
Il pedinamento non è facile. Ma i due ispettori sono anche due bravi detective e alla fine scoprono che il turco entra in una tintoria di periferia. Lo osservano dietro i vetri e notano che all'interno il soggetto sotto osservazione si comporta non da cliente ma da padrone: dà ordini, controlla il lavoro fatto, apre e chiude la cassa. Fingendosi clienti i due ispettori entrano nel negozio e dopo uno scambio di parole con i lavoranti hanno la conferma che il finto disoccupato in realtà gestisce una tintoria ben avviata. Quando poi i due ispettori si rivelano come tali, cerca di difendersi dicendo che la tintoria non è sua ma del figlio. Un sotterfugio che serve a poco perché già in precedenza gli ispettori avevano accertato che il finto disoccupato era proprietario di una serie di appartamenti in Turchia.
Nella trasmissione tutto è ripreso da minitelecamere nascoste ma con l'accorgimento di occultare sempre il volto del personaggio sotto accusa e anche i nomi non vengono mai citati come vuole la legge a difesa della privacy. Secondo le anticipazioni già diffuse il personaggio preso di mira dai due ispettori nella prossima puntata è una signora cinquantenne: dato il suo stato di bisogno, ha ottenuto un alloggio popolare a prezzo irrisorio. Solo in secondo tempo si è scoperto che a Palma di Maiorca possiede appartamenti e lavora come agente immobiliare. Con tutta probabilità anche lei è stata segnalata alla tv dai vicini di casa.
Come era prevedibile la trasmissione ha suscitato giudizi contrastanti. C'è chi accusa gli autori del nuovo reality show di suscitare una caccia alle streghe rendendo ancora più pesante la vita di chi si trova davvero in condizioni di bisogno ed è costretto a chiedere l'aiuto dello Stato. Prima ancora della messa in onda del programma due associazioni di disoccupati hanno denunciato i due ispettori protagonisti per rivelazione di dati personali. Sull’altro fronte c'è invece chi ritiene che la guerra a fannulloni e parassiti condotta con l'aiuto della televisione sia più che opportuna. Solo 2007 lo Stato ha distribuito 40 miliardi di euro di denaro pubblico in sussidi sociali. Perché non controllare che questo fiume di denaro finisca veramente nelle mani di chi ne ha bisogno?