Germano-Baldini precipita nell’inferno di poker e cavalli

L’attore interpreta il comico-spalla di Fiorello nel film tratto dal suo romanzo autobiografico. Con lui Laura Chiatti e Martina Stella

Roma - Impossibile non partire da lì, da quella notte maledetta. Due balordi lo trascinarono in un campo alla periferia di Milano: una pala perché scavasse la fossa e una pistola alla nuca. Non spararono, perché altrimenti il loro boss non avrebbe mai recuperato i soldi, centinaia di milioni di lire (negli anni diventarono tre miliardi). Accadde davvero a Marco Baldini, classe 1959, amico e spalla storica di Fiorello, negli anni bui dei debiti iperbolici e delle menzogne continue. Ora, con qualche libertà, il libro autobiografico Il giocatore (ogni scommessa è debito) è diventato un film di Francesco Patierno che esce il 29 febbraio, in pieno festival di Sanremo, prodotto dalla Rodeo Drive e distribuito da Medusa. Titolo: Il mattino ha l'oro in bocca, un po' proverbio popolare, un po' omaggio all'ossessione di Shining. A incarnare Baldini (all'inizio si parlò di Fabio Volo) è Elio Germano, l'attore più gettonato del momento. Diverso nello sguardo, nel fisico, nell'eloquio. Lui stesso spiega di non aver cercato la somiglianza: «Non aveva senso imitarlo. Ho cercato anzi di allontanarmi dal modello, per inventarmi un personaggio dai tratti universali, anche se si chiama Marco Baldini. Volevo restituire l'animo di un giocatore che affonda, la sua strana schizofrenia: quel misto di cinismo e fragilità». Germano non ama il poker e non scommette ai cavalli, «ma ogni attore è un po' giocatore, pratica sul set un gioco personale utile a ritrovare il bambino che fu». Boh!

Patierno, regista del duro Pater familias, è un regista che ama le sfide difficili, spesso abortite: da Pericle il nero, grottesca storia di sesso e camorra, a Banda armata, sui terroristi neri Mambro e Fioravanti. Con Il mattino ha l'oro in bocca cambia registro. La vicenda umana e professionale di Baldini, dai primi passi in una radio privata fiorentina al successo nazionale su Radio Deejay, mentre il demone del poker e delle scommesse lo proietta in un abisso infernale, è ricostruita in certi passaggi con toni da commedia, un po' alla Paolo Virzì. Poi il clima cambia. «Non è un film sul gioco. Semmai una commedia drammatica, il diario di formazione di un giovane uomo insensato e seducente. Il libro, dal quale mi sono allontanato, è un pretesto per raccontare l'Italia frizzantina delle radio private e della pubblicità», motiva Patierno. Il quale, illuminato da un saggio su Pinocchio di Elémire Zolla, vede in Baldini «un collodiano burattino di legno che cerca di liberarsi in vita dal suo destino di marionetta». Naturalmente il Paese dei balocchi è la sala corse, «dove il nostro protagonista subisce la sua degradazione e arriva al punto più basso della sua esistenza». Sarà.

Introdotto dalla canzoncina kitsch Un'altra vita, un altro amore di Christian, il film sfodera un cast di rango: Martina Stella e Laura Chiatti sono le due donne del protagonista, la fidanzatina fiorentina e la ruvida ragazza della sala corse che l'aiuta a redimersi, Umberto Orsini è un diabolico e felpato strozzino, Dario Vergassola in chiave seria è un mix di Cecchetto e Linus, Corrado Fortuna è il Fiorello degli inizi, casinaro e animalesco, già poliedrico talento radiofonico. «Diventare qualcuno spesso significa diventare qualcun altro», teorizza Germano, dipingendo la parabola del «suo» Baldini, ragazzo sveglio e furbo rovinato da quella prima, esaltante, vincita di 600mila lire. Poi, con il successo milanese, le cose andarono sempre peggio: debiti infiniti, frequentazioni malavitose, fino alla finta esecuzione, che gli fece capire, forse, di avere superato il limite. Anche se, nell'epilogo del film, lo sentiamo scandire amoreggiando a letto con Cristiana-Chiatti: «Non si guarisce dal gioco, non ci si ravvede, si smette soltanto, il resto sono chiacchiere». Già.