Germano di Capua

Nell'anno 482 il patriarca di Costantinopoli, Acacio, cercò di far rientrare l'eresia monosifita (che ammetteva una sola natura in Cristo) tramite un documento divenuto celebre col nome di Henoticon. Ma finì per travisare l'ortodossia ribadita dal concilio di Calcedonia e Roma lo bocciò. Acacio insistette e fu scomunicato, cosa che originò praticamente uno scisma. Trascorsero poi quasi quarant'anni, spesi in tentativi di ricucire lo strappo. Nel 519 il papa s. Ormisda inviò a Costantinopoli una delegazione per cercare di ricomporre la frattura. Di questa delegazione faceva parte il santo di oggi, Germano. Quest'ultimo proveniva da una famiglia patrizia di Capua e alla morte dei genitori aveva donato tutto ai poveri per abbracciare lo stato ecclesiastico. La missione ebbe successo e riuscì a fare accettare agli orientali la cosiddetta «formula di Ormisda», che ribadiva la dottrina di Calcedonia e metteva fine allo scisma detto acaciano. Qualcuno ha avanzato dei dubbi circa l'identità del Germano inviato in quell'occasione e il vescovo di Capua che ricordiamo oggi. Ciò perché Germano sarebbe stato acclamato vescovo dai capuani verso l'anno 520. Ma è probabile che fosse proprio lui. Era amico personale di s. Benedetto da Norcia, tant'è che nel Medioevo il suo corpo fu donato dal re Luigi II a Montecassino (ci pensarono, poi, i bombardamenti del 1944 a far sparire ogni traccia della tomba e delle reliquie). Germano morì nel 540 e fu sepolto a Capua. Di lui si tramanda la liberazione di un'anima dal Purgatorio: un diacono romano apparsogli mentre di trovava alle terme.