Geronzi ascoltato dai magistrati sul caso Nesta

«Non mi sono occupato del suo passaggio alla Gea, ho dato solo consigli legali su una penale». L’affitto esiguo per un palazzo in centro a Roma

da Roma

Il presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, è stato ascoltato ieri dai magistrati romani come «persona informata dei fatti» nell’ambito dell'inchiesta sulla Gea, la società «dei figli d’arte» che gestisce oltre duecento tra calciatori e allenatori. A quanto pare, durante l’inaspettato e riservatissimo colloquio con i magistrati romani, si sarebbe parlato anche del passaggio di Nesta alla Gea. Questo perché, secondo una testimonianza raccolta dai magistrati titolari dell’inchiesta (Maria Cristina Palaia e Luca Palamara), Geronzi avrebbe contribuito a convincere il calciatore a passare alla Gea della quale fa parte anche la figlia dello stesso, Chiara, a sua volta indagata nell’ambito dell’inchiesta. La convocazione di Geronzi trova spunto nell’audizione, avvenuta circa un anno fa, del procuratore sportivo Dario Canovi, che raccontò del passaggio di Nesta alla Gea. Secondo il procuratore, il difensore della nazionale fu condotto negli uffici di Capitalia alla presenza di Cesare Geronzi e qui convinto a lasciare lo stesso Canovi.
Ma da quanto è dato sapere e da quel che è filtrato dall’incontro, Geronzi sull’affaire Nesta ha dichiarato di aver dato soltanto consigli di tipo legale per una penale che il calciatore rischiava di pagare alla società olandese Van Doorn, che gestiva i diritti d’immagine dello stessa Nesta.
Ma non è stato solo questo il motivo della convocazione di Geronzi. I pm romani avrebbero chiesto lumi al presidente di Capitalia su alcuni conti esteri della Gea che sarebbero riconducibili a banche legate al suo gruppo, ma anche dell’affitto alla stessa società di un prestigioso immobile di vicolo Barberini, nel centro di Roma, divenuto sede sociale, di proprietà dello stesso gruppo bancario. Titolare dell’immobile è Tommaso Cellini, uno degli otto indagati dalla procura nell’ambito dell’inchiesta. Secondo un'informativa dei carabinieri, l'appartamento fu «concesso a un canone ritenibile esiguo, 22.500 euro l’anno, tanto più in considerazione della superficie e della ubicazione».
L’inchiesta sulla Gea, che secondo i magistrati ha alterato illegalmente la concorrenza nel mercato del calcio, vede coinvolti, oltre a Chiara Geronzi, anche altri «figli famosi»: da Alessandro Moggi, primogenito dell'ex general manager della Juventus Luciano a Davide Lippi, figlio del ct della nazionale Marcello fino a Giuseppe De Mita, figlio dell'ex premier e leader della Dc Ciriaco. Per tutti il reato ipotizzato è di concorrenza illecita con minacce e violenza a cui si è aggiunto anche l’ipotesi di reato di associazione a delinquere, dopo il passaggio dalla procura di Napoli a quella di Roma del carteggio riguardante la Gea.