Geronzi dai giudici respinge le accuse

Gian Maria De Francesco

da Roma

È durato poco più di mezz’ora ieri a Parma l’interrogatorio di garanzia nell’ambito dell’inchiesta sul crac Parmalat del presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, dinanzi al giudice per le indagini preliminari, Pietro Rogato. Il numero uno della holding bancaria capitolina, assistito dai suoi avvocati Guido Calvi e Francesco Vassalli, avrebbe stemperato i toni del comunicato stampa diramato mercoledì scorso nel quale si dichiarava «stupito e indignato» dell’interdizione temporanea dagli uffici direttivi.
Nel corso dell’interrogatorio, al quale ha preso parte anche il pm Vincenzo Picciotti, il magistrato che ha richiesto il provvedimento di interdizione, Geronzi non si è avvalso della facoltà di non rispondere e ha ribadito l’inverosimiglianza dell’impianto accusatorio della Procura di Parma che lo vede indagato per usura e concorso in bancarotta fraudolenta sottolineando che dal 1995 non ha ricoperto cariche operative e, quindi, non ha esercitato poteri esecutivi nel gruppo Banca di Roma prima e Capitalia poi. Motivo per il quale Geronzi non avrebbe potuto sapere e quindi influire su Parmalat attraverso operazioni come l’acquisto di Ciappazzi e i finanziamenti a Parmatour.
Il legale del banchiere, Guido Calvi, ha precisato che è stata fatta «una precisazione di carattere generale sul provvedimento» e ha ribadito di essere «assolutamente fiducioso e certo che, quando si affronterà la questione nel merito, saremo in grado di far valere le nostre ragioni». Geronzi, infatti, non ha presentato nessuna memoria difensiva, pronto a far valere le proprie argomentazioni in fase dibattimentale. Entro venerdì prossimo, comunque, sarà depositata l’istanza di revoca del provvedimento di interdizione cautelare.
La vicenda, comunque, non influisce né sulla perfomance borsistica di Capitalia (ai massimi degli ultimi sei anni ben sopra i 6 euro) né sulle prospettive di aggregazione con altri gruppi («Non possiamo rimanere immobili in un mercato in movimento», ha detto venerdì l’ad Matteo Arpe).