Geronzi: «Niente stranieri per Capitalia»

La Fondazione Cariroma contesta la nomina del collegio sindacale

da Milano

Nessun matrimonio in vista mentre i contrasti in seno a Capitalia, almeno nei toni, sembrano placarsi. I due temi sullo sfondo all’assemblea degli azionisti della banca capitolina, le future nozze e la pax armata tra il presidente, Cesare Geronzi, e il suo amministratore delegato, Matteo Arpe, ieri sono emersi in tutta la loro evidenza.
«Non ci sono colloqui né con Unicredit, né con qualunque altro istituto, quando ci dovessero essere lo vedremo». Il presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, prende tempo. Il messaggio è chiaro: per le aggregazioni della banca romana non esiste una scadenza. In pratica bisogna attendere. E comunque non è mai stata considerata una fusione con Mediobanca e non c’è spazio per incursioni straniere («Non vogliamo essere disturbati»). Il tutto mentre più in alto deve ancora decidersi la partita in cui è coinvolto il principale azionista di Capitalia, Abn Ambro (ha l’8,6%). A seconda di chi avrà la meglio tra i suoi diversi pretendenti, la cordata Santander e Royal Bank of Scotland o gli inglesi di Barclays, diverse saranno le strategie sull’Italia, dove oltre a Capitalia Abn controlla il 100% di Antonveneta.
Sul tema aggregazioni i contrasti del recente passato tra Arpe e Geronzi non hanno ieri trovato eco. E anzi entrambi i contendenti non hanno lesinato gli sforzi per mostrare un clima di ritrovata serenità. Non si è trattato di scontro, precisa Geronzi, a pochi giorni dal cda che gli ha conferito le deleghe sulle strategie e rispondendo alle domande degli azionisti. È stata una dialettica «intelligente, fisiologica» tra due persone. E Arpe aggiunge che a scapito della differenza di età e di esperienze, si tratta di persone che «hanno a cuore l’interesse della banca».
Il terreno di scontro assembleare è stata invece la poltrona di presidente del collegio sindacale. Un contrasto annunciato giorni fa, ma che si sperava di superare con l’assemblea. Non è stato così. L’elezione, per un quarto mandato, di Umberto Bertini come presidente dell’organo di controllo interno ha scatenato la reazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, secondo azionista della banca con il 7,2%, che si è detta pronta a impugnare l’intera delibera. In particolare la Fondazione (che ha ribadito gli attacchi a Geronzi ed espresso il suo appoggio ad Arpe) rivendica l’attribuzione del presidente, carica che secondo quanto prevede la legge sul Risparmio è affidata alle minoranze. «Tecnicamente - spiegano dalla Consob – vale la tesi sostenuta dalla maggioranza dell’assemblea di Capitalia, «prima di applicare il Testo Unico bisogna modificare lo statuto».
Lo scorso dicembre messo di fronte al problema lo stesso viceministro dell’Economia, Roberto Pinza è intervenuto con un decreto indicando il 30 giugno prossimo il limite ultimo per modificare gli statuti. Le cariche elette prime di quella data sono quindi valide e secondo quanto recita lo statuto della banca romana, Bertini potrà occupare la poltrone di presidente per altri tre anni. Di fatto la Consob ha anticipato a il Giornale che userà la stessa politica di moral suasion già adottata in circostanze simili per accelerare il processo di cambiamento.