Gerry Scotti: «Sono pronto per il cinema. Quasi»

Milano«Vorrei un regista che mi traghettasse al cinema. Penso a Pupi Avati, uno che è riuscito a svelare altre dimensioni in Diego Abatantuono ed Ezio Greggio. Purtroppo, ogni volta che parlo di lui, Avati chiama qualcun altro...», ride un po’ amaro Gerry Scotti. Questa volta il conduttore e pilastro di Mediaset potrebbe fare sul serio, dando spazio ai suoi sogni e ricominciando una nuova carriera sul grande schermo. Del resto, le sue prove generali da attore possono dirsi concluse. Martedì prossimo va in onda in coppia con Maria Amelia Monti in prima serata su Canale 5 con Finalmente una favola, il terzo lungometraggio tratto dalla sit-com Finalmente soli. È l’ultimo atto di una lunga gavetta che negli anni scorsi l’ha visto impegnato anche nei film tv con Lino Banfi alias Babbo Natale. Gerry sa che è difficile smarcarsi dal se stesso showman, ma passione e speranza non gli mancano: «Mi hanno confortato i pareri positivi dei critici e il consenso del pubblico per come mi sono comportato nelle fiction, girate come se fossero film. E anche dentro di me, sia durante le riprese, sia quando mi sono rivisto, be’, è scattato qualche cosa. Mi sono detto che ce la posso fare. Sinora l’offerta più grossa mi è arrivata da Lina Wertmüller, una bella parte da protagonista, ma non ci siamo “presi” con i tempi, purtroppo, e lei, che è una donna molto pragmatica, a un certo punto mi ha scaricato». Nel taccuino dei desideri spicca un altro nome: Francesco Nuti. Un po’ s’immalinconisce, quando parla di questo regista immerso in difficoltà personali, ma il giudizio è netto: «Se fosse possibile rivederlo tornare dietro alla macchina da presa, sarei felice di entrare nel cast. Le commedie che ha girato negli anni Ottanta sono ancora un esempio di come si possa fare del buon cinema». La testa è davvero concentrata sui set: «Nemmeno io sono un tipo facile. Mi spiego. Se mi chiama De Laurentiis per propormi il ruolo del cognato di De Sica in un cinepanettone, non ci vado. Un altro tipo di offerta invece non la rifiuterei».
Sogni e basta? Presentare giochi a quiz è per il momento la sua vita. Dopo l’Immacolata andrà in onda, dice, «un’edizione straordinaria e sprint di Chi vuol esser Milionario, non ci saranno aiuti esterni e il concorrente avrà quindici secondi per rispondere». Poi, per il decennale di Passaparola, risaliva al gennaio 1999, ha in mente una riedizione che andrà in onda per due mesi la prossima primavera. «Ho delle responsabilità. Il mio contratto con l’azienda – spiega - scadrà l’anno prossimo e sto studiando dei nuovi format da affidare a qualcun altro. Ho proposto Federica Panicucci e Alessia Marcuzzi». In effetti, gli impegni in tv non gli mancano e, in queste condizioni, chi può convincerlo a lasciare la «via certa» della conduzione? Ci avevano provato offrendogli il ruolo di Patch Adams in Dottor clown, affidato poi a Massimo Ghini: «Anche se la gente sembra stufa dei camici bianchi, credo che Ghini riuscirà a farlo piacere. Io per il momento sono fiero e soddisfatto del lavoro con Maria Amelia Monti. Due ore d’intrattenimento senza volgarità e facili risate da cinepanettone. Quest’anno abbiamo girato due episodi e quest’ultimo lo stiamo anticipando per rinvigorire gli ascolti di Canale 5 nel periodo di garanzia. Se va bene, l’anno prossimo gireremo quattro puntate, della durata di 75 minuti l’una, quindi una vera serie tv. E comunque, più vado avanti con gli anni, più penso che il mio ruolo ideale sia quello di Pietro Binda, un carabiniere umano e simpatico, protagonista di alcuni gialli milanesi. Io potrei stare a Binda come Gino Cervi stava a Maigret, ho la sua fisicità». E mentre va a registrare Il milionario negli studi di Cologno Monzese, Gerry non rinuncia a un’ultima battuta, tipica di chi ha imparato a convivere con se stesso e anche con la dieta: «Ho appena detto di no a un progetto in India. Avrei dovuto stare lì due anni, e poi, dai, volevano che interpretassi Gandhi...».