Gershwin e la felice contraddizione

Pietro Acquaffreda

Dev’essere per il suo recente radicamento in terra americana, dove è direttore musicale della Baltimore Symphony Orchestra, se Temirkanov propone abbastanza frequentemente programmi dedicati a Gershwin, musicista fra i più originali nel Novecento, cresciuto in una cultura come quella americana, impermeabile alle influenze della vecchia Europa, e pure artefice di una nuova strada sia sinfonica che melodrammatica, non importa se percorribile da lui e da lui solo. Come attestano inequivocabilmente anche i due brani che Temirkanov con l’Orchestra ceciliana propone per il concerto di Natale, alla cui ricorrenza, però, l’Accademia ha dedicato più appropriata celebrazione con il Messiah di Haendel di ieri. Rhapsody in Blue (1924), rapsodia per pianoforte e orchestra jazz, successivamente riarrangiata dall’autore per orchestra sinfonica - solista al pianoforte Wayne Marshall - e Porgy and Bess (1935, una suite) - con i cantanti Indra Thomas (soprano), Arthur Woodley (basso) e Stephen Jones (tenore) - rappresentano geniali realizzazioni nei generi, rispettivamente, del cosiddetto jazz sinfonico, una contraddizione in termini per chiunque altro ma non per Gershwin, e in quello della «opera folk americana», il cui filone egli inaugurò e forse anche chiuse, partorendo innumerevoli imitatori e lasciando nel musical americano evidenti impronte.
Tutto ciò è il segno della persistente difficoltà a definire sia le singole opere di Gershwin, come anche il ruolo della sua musica nel Novecento americano, con le normali categorie storico-estetiche. Si è detto che Gershwin ha ringiovanito le forme della musica occidentale con la lingua della musica americana, si è detto anche che ha coniugato il jazz con la classica, e si è detto anche che mentre tutti i musicisti americani erano autori di canzoni, Gershwin era invece l’unico compositore. Tutto vero ma inadeguato a illustrare la singolare novità della sua opera.
Nel corso delle due ultime stagioni, Santa Cecilia, sicura del successo di pubblico di cui Gershwin gode da tempo, ha riproposto questo programma, con poche varianti, ben due volte, ora vi torna sopra la terza volta per chiudere in bellezza questa prima parte della stagione e per esorcizzare con l’annunciato successo di pubblico l’ipoteca che la Finanziaria testé licenziata pone sul futuro della musica in Italia.
Musiche di Gershwin. Sala Santa Cecilia, Auditorium. Domani ore 21. Biglietti da 16 a 41 euro. Informazioni: 06.8082058