Gerusalemme, Hamas rivendica la strage

Migliaia di israeliani si
sono radunati davanti alla scuola talmudica per partecipare ai funerali. Il governo ha imposto una stretta alla sicurezza: "Il dialogo va avanti". Chiusi i valichi in Cisgiordania e dispiegati migliaia di poliziotti in città

Gerusalemme - Il dialogo va avanti. Ma il dolore di Israele è ancora forte. Il governo ha imposto una stretta alla sicurezza a Gerusalemme e in Cisgiordania, dopo che un uomo armato palestinese ha ucciso otto studenti in una delle più prestigiose scuole religiose ebraiche della città. Attentato rivendicato dal movimento di resistenza islamico Hamas.

I funerali delle vittime Migliaia di cittadini israeliani si sono radunati davanti alla scuola rabbinica di Gerusalemme. La cerimonia si è aperta, come da tradizione, con la lettura dei testi biblici ed ha visto un sentito coinvolgimento della folla. La famiglia del terrorista ha detto che questi lavorava come autista per il college a Gerusalemme Est: piangono il figlio che è stato ucciso dopo che aveva aperto il fuoco con un’arma automatica contro gli studenti in biblioteca. L’aggressore Ala Abu Dhaim (identificato più tardi dalla polizia) ha preso di mira il seminario Merkaz Harav perché, da tempo, è il centro ideologico di sostegno al movimento dei coloni ebrei nei territori palestinesi. Si è trattato del più sanguinoso attentato in Israele negli ultimi due anni e del primo grande fatto di sangue in quattro anni a Gerusalemme, dove gli abitanti arabi hanno libero accesso alla parte ebraica della città e al resto di Israele.

La reazione del governo Mentre restano la rabbia e il dolore per l’attentato, Israele è entrato in stato di massima allerta. Il ministro della Difesa Ehud Barak ha svolto questa mattina un giro di consultazioni con alti responsabili dello stato maggiore per esaminare le misure da adottare dopo l’attentato, il primo nella zona occidentale di Gerusalemme dal 2004. "Abbiamo fatto convergere grandi forze a Gerusalemme per garantire la sicurezza degli abitanti", ha dichiarato alla radio militare il comandante della polizia locale, Aharon Franco. Il governo ha definito la sparatoria "un massacro", ma ha detto che i colloqui di pace continueranno con il presidente palestinese Mahmoud Abbas che, a sua volta, ha condannato l’attacco. L'allerta resta, quindi, altissima. "Sono stati dispiegati migliaia di poliziotti a Gerusalemme", ha detto il portavoce Micky Rosenfeld facendo sapere di aver limitato l’accesso dei palestinesi alla preghiera del venerdì alla moschea al-Aqsa, il terzo luogo sacro dell’Islam. La polizia teme, infatti, che la violenza si propaghi per la Città vecchia, dove si riuniscono per pregare sia ebrei che musulmani. La moschea al-Aqsa sovrasta il Muro del pianto, il luogo più sacro dell’ebraismo.

Chiusi i valichi in Cisgiordania Le autorità israeliane hanno diposto la chiusura fino a domenica della frontiera con la Cisgiordania, nel quadro delle misure di sicurezza straordinarie adottate a seguito dell’attentato compiuto ieri sera a Gerusalemme. "La chiusura implica che nessun palestinese può entrare in Israele - ha reso noto una portavoce militare a Tel Aviv - a meno di casi particolari, di emergenze umanitarie o mediche".

La rivendicazione di Hamas Dopo averlo salutato come "un'eroica operazione", il movimento islamico di Hamas ha rivendicato l’attacco di ieri. "Il movimento di Hamas dichiara piena responsabilità per l’operazione di Gerusalemme. Il movimento renderà noti ulteriori dettagli in un secondo momento", ha detto a Reuters un funzionario che ha parlato a condizione di poter mantenere l’anonimato. L’attentato è stato accolto con festa a Gaza, dove l’offensiva israeliana che è terminata lunedì scorso ha ucciso oltre 120 palestinesi, la metà dei quali civili. La casa dell’attentatore è stata decorata con bandiere di Hamas, della Jihad islamica e di altri gruppi militanti islamici, ma nessuno si è assunto la responsabilità dell’azione.

Le vittime Erano quasi tutti adolescenti le otto vittime dell’attentato. Sono state identificate come Yochai Lipschitz, 18 anni, di Gerusalemme, Yonatan Yitzchak Eldar, 16, di Shiloh, Yonadav Chaim Hirschfeld, 19, di Kochav Hashahar, Neriah Cohen, 15, di Gerusalemme, Roey Roth, 18, di Elkana, Segev Pniel Avihayil, 15, di Neveh Daniel; Avraham David Moses, 16, di Efrat, e Maharata Trunoch, 26, di Ashdod. Mercaz Harav, situata nel quartiere Kiryat Moshe a Gerusalemme, è una delle più prestigiose scuole talmudiche di Israele. Con circa mille studenti, Mercaz Harav è considerata un’istituzione simbolo del movimento religioso sionista. Allo stato attuale è guidata dal rabbino David Simchon ma per lunghi anni il seminario è stato gestito dal rabbino Zvi Yehuda Hacohen Kook, figlio del più noto rabbino capo di Israele Avraham Hacohen Kook. Alla sua morte nel 1981, gli successe il rabbino Avraham Shapira, che anche lui divenne rabbino capo di Israele. Nel corso degli anni, molti degli studenti diplomati al Mercaz Harav sono diventati rabbini.