Gerusalemme nella morsa dei bulldozer kamikaze

Azione «fotocopia» dell’attacco del 2 luglio. Almeno 18 i feriti. L’attacco a pochi metri dall’albergo che ospita Obama

Un’altra ruspa si è lanciata ieri contro passanti e automobili in uno dei punti più trafficati di Gerusalemme. I feriti sono almeno 18. Cinque macchine e un autobus sono stati attaccati, alcuni veicoli sono stati rovesciati dal braccio del bulldozer, in arrivo da un vicino cantiere. L’attentato è avvenuto a pochi metri dal celebre hotel King David, dove poche ore dopo è arrivato il candidato presidenziale americano, Barack Obama, in viaggio in Medio Oriente.
L’attacco è la copia dell’attentato del 2 luglio, a Jaffa Street, Gerusalemme, dove morirono tre persone. Come allora, ieri alla guida della ruspa lanciata contro il traffico di una normale giornata settimanale c’era un giovane palestinese residente a Gerusalemme est, possessore di una carta d’identità israeliana. E come allora è stato un passante, Yaakov Asa-El, 53enne, ex comandante dell’esercito, a sparare per primo all’attentatore, ucciso da una guardia di frontiera drusa. Il 2 luglio, Moshe Pulsar, appena tornato dal servizio di leva, aveva fermato la folle corsa della ruspa. Suo cognato, David Shapira, a marzo aveva messo fine con la sua arma alla strage della scuola religiosa Mercaz HaRav: un terrorista uccise otto studenti a colpi di fucile. Le analogie tra i tre attacchi iniziano lì: l’attentatore era un ventenne di Gerusalemme est. Come Ghassan Abu Tir, ieri alla guida della ruspa e parente di Mohammed Abu Tir, deputato di Hamas al Consiglio legislativo palestinese, arrestato da Israele, celebre per la sua barba rossa di henné. Dietro all’attacco di ieri s’ipotizza l’azione dello stesso sconosciuto gruppo della Galilea, nel nord del paese, che rivendicò gli altri due. Per il governo Olmert diventa sempre più difficile gestire quest’emergenza. Tra il 2000 e il 2005, numerosi attacchi insanguinarono Gerusalemme. La maggior parte dei terroristi arrivava dalla Cisgiordania. In seguito alle violenze, Israele limitò il movimento degli arabi in uscita dai Territori aumentando i check point e costruendo il contestato muro o barriera difensiva che dir si voglia. Secondo i dati del governo israeliano, questo e l’attività d’intelligence hanno diminuito gli attentati. Ora, per le autorità la minaccia è meno arginabile: gli ultimi attentatori erano di Gerusalemme, centro in cui il movimento tra parte araba ed ebraica può difficilmente essere controllato.
Dopo l’attacco di luglio, il vice premier Haim Ramon aveva parlato di dividere la città. Sono stati inoltre proposti due disegni di legge: il primo prevede il ritiro della cittadinanza israeliana a chi compie attività terroristiche; il secondo nega l’accesso ai servizi sociali israeliani alla famiglia dell’attentatore. Alcuni politici chiedono la distruzione della casa dei terroristi, misura che può essere implementata soltanto dopo un lungo iter giudiziario. Per il capo dell’intelligence interna israeliana, Avi Dichter, si tratta di una necessità. Soltanto poche ore prima dell’attacco, ieri, davanti alla Commissione Esteri e Difesa della Knesset, l’uomo aveva parlato del pericolo di operazioni «fotocopia» di quella del 2 luglio. Il terrorismo in arrivo dalla Cisgiordania, ha anche detto, sarebbe diminuito per la presenza di Tsahal sul territorio.
Per l’esperto di antiterrorismo israeliano, Eli Karmon, gli ultimi attacchi dimostrano che i gruppi armati in Cisgiordania sarebbero in difficoltà, «incapaci di organizzare operazioni più importanti», ha spiegato al Giornale. La situazione è invece diversa a Gaza, come ha detto Dichter alla Knesset: nella Striscia, Hamas starebbe sfruttando la «tregua» in vigore con Israele per minare intere parti del territorio.