Gerusalemme, tredici capi di stato per i 60 anni di Israele

Leader da tutt il mondo ma anche intellettuali, scrittori, filosofi, scienziati a gerusalemme per il summit organizzato da Shimon Peres per guardare al domani

Gerusalemme - Tredici capi di Stato, fra cui George Bush, e migliaia di ospiti fra cui statisti, intellettuali, scrittori, filosofi e scienziati sono convenuti a Gerusalemme per partecipare a una conferenza organizzata dal Capo dello stato Shimon Peres in occasione del 60mo anniversario della fondazione di Israele. Il tema dei lavori - avviati oggi al Palazzo della Nazione di Gerusalemme - è il futuro: di Israele, in primo luogo, ma anche del popolo ebraico e del mondo intero. "Guardando il domani" - questo il nome dell’evento - «cercherà di esaminare da vicino gli sviluppi che stanno disegnando la mappa del futuro, sarà anche un incubatrice per azioni di risposta» ha spiegato Peres nei giorni passati. «Non ci saranno solo parole, ma anche azioni» ha promesso.

Domani interverranno il presidente degli Stati Uniti George Bush, l’ex segretario di stato Henry Kissinger, il filosofo francese Bernard Henry Levi, lo scrittore israeliano Amos Oz, lo stesso Peres e il premier di Israele Ehud Olmert. Non si parlerà solo di politica. Fra i temi da affrontare figurano 'la rivoluzione internet' (con ospiti di onore come il confondatore di Google Sergey Brin e l’editore Rupert Murdoch), ’la rivoluzione nella medicinà, la futura economia mondiale, il futuro dell’ebraismo e delle relazioni fra Israele e Diaspora ed altri temi ancora. Fra gli invitati figurano anche scrittori famosi, come l’italiano Erri de Luca e gli statunitensi Elie Wiesel e Jonathan Safran Foer.

«Vogliamo un futuro migliore per Israele, per il popolo ebraico e per il mondo intero» spiega Peres secondo cui progressi possono essere registrati mediante il ricorso ad una combinazione di «immaginazione, visione e chutzpà »: quest’ ultimo è un termine ebraico che può essere tradotto come ’faccia tostà ma che, secondo Peres, significa più in profondità «il rifiuto di accettare le cose come stanno». Questo atteggiamento innovativo e ribelle, gli pare, affonda le radici nell’insegnamento dei profeti di Israele. Lui stesso viene spesso chiamato con ironia dai connazionali 'Peres il visionario'. In occasione degli accordi di Oslo (1993) con l’Olp Peres aveva intravisto profilarsi all’orizzonte un ’Nuovo Medio Orientè. Intendeva dire: una Regione di cooperazione armoniosa e di fratellanza. L’orizzonte che si profila 15 anni dopo - con l’accumularsi di minacce apocalittiche verso Israele dalle forze islamiche regionali - appare tuttavia molto distante da quella visione. Peres non si perde certo d’animo: uno dei dibattiti della conferenza si intitola appunto: «Il Nuovo Medio Oriente: perché non c’è ancora?».