Gervasio e Protasio

Mettiamo subito le mani avanti: di questi due martiri milanesi non si sa nulla. Zero tondo. Tutto quel che di loro si conosce concerne altri santi e il ritrovamento della loro reliquie. I santi coinvolti sono s. Ambrogio, s. Paolino di Nola e s. Agostino. Quest’ultimo era stato battezzato proprio dal grande vescovo di Milano e si trovava in quella città insieme al segretario di s. Ambrogio, che era s. Paolino di Nola. Era stata appena ultimata la costruzione della primitiva cattedrale, che oggi è la basilica di Sant’Ambrogio, e il santo vescovo si accingeva alla solenne dedicazione. Come poi scrisse a sua sorella s. Marcella, ebbe un’ispirazione soprannaturale (s. Agostino dice senza mezzi termini che fu una visione) riguardante i corpi di due antichi martiri che dovevano essere sepolti nel cimitero dei SS. Nabore e Felice. Furono effettuati degli scavi ed effettivamente vennero alla luce due scheletri di alta statura e con la testa tagliata. I cartigli annessi dicevano trattarsi dei martiri Gervasio e Protasio, dei quali da un paio di secoli non si sapeva più niente. Le due reliquie vennero trasportate con ogni solennità in corteo attraverso la città. Durante il tragitto un macellaio cieco di nome Severo toccò la frangia del panno funebre che le ricopriva e immediatamente riacquistò la vista. Quando furono martirizzati Gervasio e Protasio? Le fonti più antiche dicono che la loro morte avvenne al tempo di Nerone, ma altri affermano che molto probabilmente l’imperatore in questione era Antonino. I corpi oggi si trovano nella cripta della basilica di Sant’Ambrogio.