Il gestaccio all’inno è vilipendio (ma non ministeriale)

Il «gestaccio» di Umberto Bossi verso l’inno di Mameli configura l’ipotesi di vilipendio, ma non commesso in veste di ministro. A decidere sul dito medio alzato dal leader del Carroccio nel comizio del 20 luglio dovrebbe essere l’autorità giudiziaria di Padova e non il Tribunale dei ministri. L’ipotesi di vilipendio, con esclusione del reato ministeriale, è contenuta nelle richieste del procuratore aggiunto Carlo Mastelloni. Spetta adesso al collegio decidere se accogliere o meno le richieste avanzate dal pm veneziano. La vicenda, che aveva suscitato un vespaio di polemiche, è legata alle frasi e al gesto con il dito alzato da Bossi durante il congresso della Liga Veneta-Lega Nord a Padova. Bossi aveva offerto ai militanti leghisti un passaggio dal forte valore polemico su quella parte dell’Inno di Mameli che parla dell’Italia «schiava di Roma». Anche ieri il Senatur, interpellato in merito, ha commentato: «Era un comizio, ma l’offesa non era voluta».