Gestione nuova, problemi vecchi: il «118» fra carenze e disservizi

Bilancio di 17 mesi d’attività: 400mila interventi e tempi di soccorso «accorciati» La dirigenza promette: «Presto saranno ristrutturate 12 sedi» I precari? Passati alla Cri

Gestione nuova, problemi vecchi per il 118. Se l’assessore alla Sanità Augusto Battaglia e il direttore generale dell’azienda regionale per l’emergenza, Vitaliano de Salazar, ieri, si sono detti soddisfatti dell’andamento degli ultimi 17 mesi di lavoro («abbiamo aumentato del 20 per cento il numero delle ambulanze, idem per il numero delle postazioni»), sulla Circonvallazione Gianicolense, nel cuore del «quartier generale» del 118, le gatte da pelare sembrano essere sempre le stesse. Ovvero mezzi malridotti e perennemente nelle officine, sedi distaccate fatiscenti (ma anche quella interna al San Camillo lascia a dir poco a desiderare), personale demotivato e costretto a un superlavoro per far fronte alla pioggia di Sos proveniente dalla capitale e dintorni. «Secondo i dati elaborati da Ares - spiegano i vertici aziendali - nel corso del 2006 il servizio d’emergenza ha portato a termine 400mila interventi a fronte di 1.350.000 chiamate. Sempre nel 2006 Ares è stata impegnata per la protezione sanitaria di 37 grandi eventi, di 450 eventi minori e di 5 maxiemergenze». Ad ascoltar le cifre c’è chi storce il naso. Se nella casistica delle maxiemergenze, per esempio, rientra pure il disastro della metropolitana di Roma, quando il 17 ottobre sotto piazza Vittorio si scontrarono due convogli della linea A, con un morto e centinaia di feriti, chi era sui mezzi ricorda ancora il panico del momento. Anche quello del 118. Quando sul posto accorsero per prime le ambulanze private, quelle dei volontari e della Misericordia e, ricordano gli operatori più esperti, «a metà mattinata ancora non si sapeva chi aveva caricato e dove aveva trasportato i feriti. Altro che coordinamento, per noi è stato il caos».
«Siamo l’unica azienda a gestire l’emergenza - ha detto De Salazar illustrando ai giornalisti il bilancio dell’Ares -. La nostra attività si basa molto sulla motivazione del personale». Qualche maligno aggiunge: «Soprattutto». «Puntiamo sulla sistemazione delle postazioni e nel 2007 ne verranno ristrutturate dodici - ha aggiunto - e abbiamo costituito un codice etico in sei punti». Poi arriva la «chicca»: «In questi mesi siamo riusciti a ridurre del 30 per cento i tempi di soccorso nel centro storico. Zone della città come piazza Venezia e via Nazionale sono ora raggiungibili con le ambulanze in 8 minuti». Ci mancherebbe. Da mesi il 118 ha attivato postazioni «ambulanti» a piazza di Spagna, San Pietro, in via dei Fori imperiali e in piazza della Repubblica. Ambulanze in loco dalle 8 alle 20, quindi. Mezzi «di vetrina» come li hanno ribattezzati gli interni che vedono i loro colleghi «buttati» in strada quando i loro mezzi sarebbero potuti partire comodamente anche da ospedali centralissimi come il San Giacomo e il Santo Spirito dove avrebbero avuto che di ripararsi e locali in cui cambiarsi e lavarsi a fine soccorso. All’inizio quelle postazioni erano state assegnate agli interinali, lavoratori a tempo, assunti tramite agenzia di lavoro privata e senza concorso. All’epoca un’interrogazione regionale chiedeva «se fosse un caso che nella lista degli assunti pro-tempore figurassero cognomi di sindacalisti o di lavoratori già in servizio». Una vera «patata bollente» per De Salazar & Co. Specie quando, a contratto scaduto, gli interinali cominciarono a battere il chiodo dell’assunzione. Sempre secondo dati Ares, «è stata stabilizzata la posizione lavorativa di 93 lavoratori prima precari». Molti sono «passati» alla Croce rossa, con contratto a 3 anni e l’impegno per l’ente morale di aprire postazioni di sostegno al 118 (le nuove). Insomma, ci risiamo. Il gioco delle tre carte o della coperta «troppo corta» è servito.
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