Gestione «parallela» delle case okkupate: graduatoria aggirata

Rita Smordoni

«Veltroni la smetta di fingere di non sapere quanto accade, e ritiri la delega a Galloro». La sollecitazione parte dall’Osservatorio sociale, attivo presso l’Istituto di Cultura politica fondato dal viceministro alle attività produttive, Adolfo Urso.
Dal centrodestra sale la polemica contro le okkupazioni pilotate ed il proliferare a Roma di centri sociali legati alla sinistra antagonista. Specie quando all’okkupazione in ben pochi casi corrisponde il pagamento di una pigione. Impossibile continuare a far finta di niente. Meglio tagliare la testa al toro.
«Se per avere un tetto in tempi rapidi - afferma il presidente dell’Osservatorio sociale, Luigi Camilloni - bisogna costituire un centro sociale o addirittura rivolgersi ad Action, è inutile che si continui a mantenere il delegato del sindaco all’emergenza abitativa, Nicola Galloro, con tanto di segreteria particolare e conseguenti spese a carico dei contribuenti romani».
Nessuno è in grado di fare conti precisi, ma i centri sociali sfiorano il centinaio. Con sedi tutt’altro che marginali. Basti pensare a Testaccio, ai dintorni di largo Arenula, a Monte Sacro.
«Il problema delle okkupazioni deve essere affrontato non solo dal punto di vista della giustizia sociale - prosegue Camilloni - cioè nei confronti di quanti presentano regolare domanda di assegnazione, ma anche dal punto di vista dell’ingente danno erariale che i mancati introiti stanno provocando alle casse della Capitale e degli enti comunali distributori di energia elettrica ed idrica (leggasi Acea). Inutile sottolineare la questione della sicurezza ed incolumità degli abitanti: quanti allacci elettrici “volanti” potrebbero esserci nelle parti condominiali?».
«Se il Sindaco Veltroni - conclude il presidente dell’Osservatorio - non è in grado di attivare la procedura di riscossione dei canoni degli alloggi, delle bollette idriche ed elettriche, lo dica pubblicamente».
Domanda analoga era stata già rivolta al Primo cittadino un anno fa perfino dallo stesso ministro degli Interni, Giuseppe Pisanu. Lo ricorda il capogruppo di Alleanza nazionale, Sergio Marchi: «Tramite il nostro gruppo parlamentare, abbiamo chiesto al ministro se fosse a conoscenza che a Roma la maggior parte dei centri sociali non pagavano le utenze comunali - luce, acqua, in qualche caso il gas - verificandosi sostanzialmente un regime di illegalità».
«E abbiamo anche chiesto a Pisanu - continua l’esponente di An - se ritenesse di intervenire per evitare anche il danno erariale (il mancato introito delle imposte che gravano sulle bollette), il danno al comune e la disparità di trattamento verso i cittadini».
Risultato? «Il ministro Pisanu si è subito attivato - risponde Marchi - ottenendo però una risposta assolutamente irrilevante ed evasiva da Veltroni». E oggi? «La situazione è peggiorata. Da quando, a maggio 2005, è stata votata la delibera sull’emergenza abitativa, il Comune di fatto esclude determinati utenti sociali dai pagamenti delle bollette Acea. Fra questi essenzialmente i centri sociali e quanti okkupano abusivamente scuole o immobili pubblici. Irrilevante, a quel punto, se il Comune rimborsa l’Acea, o questa non introita per niente le bollette».