Gestline, rivolta per la coda inutile

Il termometro segnava 30 gradi, l’orologio le 13. È stato allora che decine di sudati genovesi si son visti chiudere in faccia le porte della Gestline di piazza Dante. Spiacenti, tornate domani. Solo che loro, per la maggiorparte anziani, erano in coda da oltre due ore e non ci hanno visto più. Era già successo il giorno prima, quando però, almeno, un cartello avvertiva che dopo le 10.30 sarebbe stato inutile sperare di entrare, causa sciopero. Ieri invece nessuno ha avvertito nessuno ed è scoppiata la rivolta, l’ennesima, con la gente a battere sui vetri e a urlare, e le forze dell’ordine costrette a intervenire per placare gli animi, là dove ormai pagare le tasse è diventata una questione di ordine pubblico. «Siamo qui per pagare le tasse, non per rubare, non c’è nemmeno più il numero» tuonavano gli inferociti contribuenti.
I disordini vanno ad aggiungersi alle tante proteste per la gestione del servizio riscossioni. Ieri è stato il consigliere comunale di An in Comune Aldo Praticò a denunciare come «una vergogna inaccettabile quello che si è verificato stamattina (ieri, ndr) davanti agli uffici della Gestline»: la società, accusa il consigliere, ha avuto un «comportamento indegno nei confronti dei cittadini genovesi che, dopo ore e ore di lunga attesa in coda, si sono visti sbattere la porta in faccia in quanto l’orario degli uffici terminava alle 13. Non è la prima volta che si verifica un tale fatto, la gravità è che gli uffici preposti non tengono presente che ci sono persone anziane, diversamente abili, mamme con bambini piccoli, che non hanno alcuna priorità nell’avanzamento della fila».
Praticò presenterà un’interrogazione urgente al sindaco Giuseppe Pericu e ne manderà copia al prefetto Giuseppe Romano «e alle Autorità competenti perché intervengano in una situazione drammatica che i cittadini genovesi sono costretti a vivere ogni volta che devono pagare i tributi. Mi auguro che vengano presi provvedimenti urgenti in modo da evitare ulteriori azioni di ribellione da parte dei cittadini genovesi stanchi di dover subire simili trattamenti».