Gesto di Moratti e fischietti fanno arrabbiare il Milan

«Chi sa perdere sa anche vincere e spero proprio che questa sconfitta dia qualche soddisfazione in futuro». Nelle parole di Carlo Ancelotti pronunciate ieri mattina c’è tutta la dolente filosofia del Milan attuale, costretto a leccarsi le ferite dopo il derby perso, e anche quel pizzico di ottimismo consolatorio ricucito sulla prossima sfida di Champions league col Bayern, definito ieri dallo stesso Ancelotti «non imbattibile», è uno sforzo poco apprezzato. A cos’altro può aggrapparsi il Milan staccato di 6 punti dalla zona Champions? Non certo al recupero imminente di Nesta (in panchina contro l’Atalanta) né alla conferma che il capitano di mille avventure, Paolo Maldini, non deve sottoporsi al supplizio di un intervento chirurgico al ginocchio. E neanche al pronostico, per niente impegnativo, confezionato su misura per il futuro targato Ronaldo. «Sarà al top tra un anno, è stato fermo 6 mesi e deve migliorare la condizione ma mi basta nel frattempo vederlo molto motivato» la dichiarazione del tecnico rossonero in calce all’unico conto in attivo di un derby cominciato benissimo, nel segno del riscatto ronaldiano, e finito malissimo, nel segno del dominio interista griffato da Ibra.
Sotto traccia restano il disappunto per il comportamento inelegante di Moratti, la dislocazione della coppia Berlusconi-Galliani in tribuna d’onore e infine per il patrocinio indiretto interista fornito all’operazione «fischietti contro Ronaldo» che sa tanto di... corteo pacifista. Galliani non ha voluto commentare il gesto di Moratti: «Sono un ultrà come lui» dice. Ma in via Turati c’è chi chiosa: «È vero, Galliani fa l’ultrà ai gol del Milan ma non insulta mai i rivali». E c’è chi ricorda d’aver ricevuto in passato, per i festeggiamenti rossoneri al culmine di un derby di coppa Campioni stravinto, le proteste immediate di un dirigente (Filucchi, ndr) morattiano. «Nessuno di noi si è lamentato per la gran baldoria nello spogliatoio nerazzurro a fine partita» fanno sapere dal Milan. Domenica pomeriggio hanno ascoltato - i due spogliatoi sono separati da una piccola parete - e capito come solo chi è abituato a vincere riesce a fare.
Tra i nervi scoperti di casa Milan, alla fine, bisognerà aggiungere oltre all’inevitabile elenco dei rimpianti e dei rimorsi sul campo (il mancato ricambio dello schieramento dopo la faticaccia contro il Celtic da parte dell’allenatore, il rendimento deficitario di Dida, Oddo e Jankulovski), anche il rapporto tormentato con la curva sud, in rotta non certo per autorizzazioni improbabili a realizzare la scenografia ma solo per gli effetti del decreto Amato sugli affari di una volta. «Siamo dispiaciuti per il silenzio ma non abbiamo colpe» la risposta misurata che non entra nel merito della questione. Anche il fronte calcio-mercato è avaro di sviluppi positivi. Ancelotti, sull’argomento, passa una notizia conseguenza diretta della riconferma di Dida per i prossimi anni. «Buffon è un argomento definitivamente chiuso: interessava fino a sabato mattina ma poi Dida ha risolto i problemi contrattuali» la sua frase che è un aggiornamento puntuale sul tema. Rimangono aperti i contatti sul fronte Ronaldinho che devono passare attraverso i piani del Barça. Operazione non proprio semplice.