Il GF compie 9 anni, ma ha ancora sette vite

Ha E' la Ferrari dei reality: molti parlavano di crisi, alcuni avevano già pronto il <em>de profundis</em>. E invece quest'anno la media supera il 30 per cento. I momenti clou? Le bizzedella hostess Martani, l'outing di Sirya e il dramma di Gerry. Lunedì la finale

Milano - Grande fratello 9, ultimo atto. Superate le polemiche per le risse a colpi di spinte e bicchieri, alla vigilia della puntata che decreterà il vincitore del più famoso reality show, lunedì in prima serata su Canale 5, a far parlare sono i numeri. E cioè, quella media di ascolto del 30,6 per cento di share, con oltre sei milioni e mezzo di telespettatori, che rievoca l’exploit della prima edizione. Era il 2000, sono passati nove anni (dieci dal debutto del format in Olanda, l’anniversario cadrà in autunno): in questo tempo la Ferrari dei reality, proprio come la rossa di Maranello, ha attraversato alti e bassi, solo lo scorso anno si sciorinavano record al negativo. Eppure, in questo inizio di 2009, nonostante la crisi economica, la tragedia privata del caso Englaro e quella collettiva del terremoto in Abruzzo, non ha arrestato la sua crescita. Qualcosa è cambiato. «Questi grossi filoni emotivi hanno diffuso un senso di angoscia», spiega il giornalista e scrittore Gianluca Nicoletti. «Il Grande Fratello ha offerto uno spiraglio, ha permesso di fuggire dal clima opprimente. È il luogo della massima spensieratezza e deresponsabilizzazione ed è riuscito a soddisfare il bisogno di vitalità carnale da sempre impellente quando si è in balia del buio. E non esiste un’allucinazione carnale più vivida di questo reality». La Casa di Cinecittà è stata un’oasi di leggerezza; ma in virtù delle esperienze di vita dei concorrenti, si è proposta anche come «Bignami» delle emergenze sociali. Spiega la giornalista Barbara Palombelli: «La hostess Daniela Martani sospesa tra cassa integrazione e licenziamento, l’outing di Sirya o l’handicap del ragazzo cieco, Gerry, hanno monopolizzato blocchi di trasmissione. I telespettatori hanno ascoltato i ragazzi confrontarsi su fatti di attualità, sul modo di vivere amicizia e amore, è raro, sembrava un Porta a porta under trenta», dice la giornalista. Già l’anno scorso, con l’ingresso dell’ex trans Silvia Burgio, temi complessi come l’identità sessuale avevano fatto capolino aldilà della Porta rossa: «Ho funzionato», sintetizza la Burgio, nel frattempo diventata primadonna del Bagaglino. «Ora nella Casa hanno tutti “un passato”, ragazzi abbandonati dai genitori, il rom arrivato in Italia sul canotto, il surfista che ha visto l’amico morire colpito da un fulmine», elenca la soubrette. «Ma questo è l’anti-Grande Fratello», sostiene Fabrizio Rondolino, lo scrittore e autore Tv che ha curato il lancio pubblicitario del Gf 2000. «All’inizio erano solo dieci ragazzi normali rinchiusi in una casa, Taricone non sapeva di essere Taricone. Ora sono il doppio e sono stati presentati subito come fenomeni, la maggiorata, il cieco, lo zingaro, il nobile... E loro si sono atteggiati a vip dell’Isola dei famosi». Per la gioia della Gialappa’s Band. Quest’anno le parodie di Mai dire Gf, in onda su Canale 5 subito dopo la diretta del lunedì, sono arrivare a registrare il 38 per cento di share. Non era mai accaduto. «Per noi è stato fondamentale il surfista Vittorio», dicono i Gialappi. «Ha una marcia in più, ha fatto confusione a tutte le ore, ha infastidito le ragazze ed è un “cacciaballe” da antologia. La maggior parte dei filmati trasmessi da Mai dire era incentrata su di lui. Ma noi facciamo il tifo per il pizzaiolo Marcello», continuano i tre uomini sempre chiusi in sala regia. «È una persona vera, l’uomo più buono del mondo, talmente sfortunato da essere carismatico, per questo lo abbiamo soprannominato “Carismio”». Come insegna la drammaturgia classica, i personaggi da soli non bastano a catturare l’attenzione: servono azioni e colpi di scena. «Gli autori hanno sviluppato il racconto su diversi livelli», interviene il direttore di Videonews, Claudio Brachino. «Le prime edizioni erano claustrofobiche e teatrali, i concorrenti potevano relazionarsi solo fra loro. Dieci anni dopo, alle strategie e alla suspense, si è aggiunta l’interazione con l’esterno. I ragazzi hanno ritrovato affetti del loro passato, sono riaffiorati antichi dolori. Insomma, il Gf è diventato un romanzo che ha per protagonisti non dei “casi”, ma persone vere». Offrendo, forse, una chiave di lettura in più del mondo circostante: «I reality influenzano il modello culturale del Paese», riprende Barbara Palombelli, «sono seguiti da milioni di italiani di ogni estrazioni. Non si tratta solo delle casalinghe di Voghera. Anche perché», conclude con un sorriso la Palombelli, «Voghera non è così grande».